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Insegnanti e genitori in corteo contro la riforma della scuola

Adesione altissima allo sciopero generale che anche a Chieti ha portato in piazza il mondo della scuola, alunni compresi, fra palloncini, tamburi, fischietti e canti. Tutti uniti per gridare "La buona scuola è qui"

Hanno invaso piazza G.B. Vico, armati solo di palloncini coloratissimi, un fischietto, qualche tamburo e striscioni, tanti, per spiegare il loro no alla riforma scolastica. Sono stati gli insegnanti delle scuole teatine di ogni ordine e grado, questa mattina (martedì 5 maggio) i protagonisti di una protesta destinata a diventare storica. Non solo per le adesioni altissime in tutto lo Stivale. Ma anche perché, forse per la prima volta nella storia della scuola pubblica italiana, a maestri e professori si sono uniti bambini, ragazzi, mamme e papà, tutti uniti nel grido “La buona scuola è qui”.

Lo sciopero generale indetto da tutte le sigle sindacali, che ha visto sfilare cortei nutritissimi nelle città più grandi, a Chieti è stato un flash mob, un’assemblea aperta per spiegare ai genitori le ragioni della protesta. “Abbiamo scelto i palloncini – hanno spiegato gli insegnanti – per dire che abbiamo la capacità di volare più in alto dei politici che ci governano”. E in una scuola pubblica dove manca davvero tutto, dalle tende che riparano dal sole, ai cancellini per il gesso, a sapone per le mani in bagno, i docenti fanno i salti mortali per formare bambini istruiti e pieni di senso civico. Un’educazione dimostrata a pieno questa mattina quando, alla fine della manifestazione, i piccoli hanno raccolto uno per uno i frammenti di palloncini scoppiati in piazza Vico “per evitare di inquinare”, hanno spiegato serissimi.

Prima, però, è toccato spiegare ai genitori erché, da qualche giorno, i loro figli entrano a scuola alle 11, o addirittura non ci vanno per niente . “In molti – hanno detto - credono che finalmente Renzi metterà ordine nella scuola, licenzierà i nullafacenti e costringerà i docenti a lavorare anche d'estate. L'opinione pubblica non sa invece che stanno trasformando la scuola in un'azienda riducendo la formazione delle future generazioni a merce al ribasso; non sa che ci saranno le scuole dei ricchi e dei poveri, scuole di serie A e scuole di serie B, perché le spese saranno sempre più a carico delle famiglie; non sa che saranno gli sponsor a dettare le linee didattiche da seguire sulla base dei loro interessi di mercato. Non sa che la ‘buona scuola’ è un vero e proprio attacco alla democrazia ed all'uguaglianza dei cittadini”.

Poi via, in un corteo non previsto, ma rumorosissimo, fino a piazza Valignani e poi di nuovo indietro in piazza Vico, dove la manifestazione è terminata poco dopo le 13 fra canti, girotondi e slogan scanditi in coro da manifestanti di tutte le età. Qualche spettatore, ad onor del vero, ha storto il naso, accusando neanche troppo velatamente gli adulti in corteo di “strumentalizzare i bambini”. Ma docenti e genitori hanno spiegato che vogliono tutelare il futuro dei loro figli “messo a rischio dalla riforma della scuola che non rispetta la Costituzione”.

Per questo hanno protestato insieme, contro un disegno di legge che aumenta i poteri del dirigente scolastico e consente l’ingresso dei privati nella scuola. Alcuni genitori dei bambini della scuola primaria di via Bosio, inoltre, hanno sottoscritto un documento di solidarietà alla protesta, chiedendo al ministero interventi urgenti sull’edilizia scolastica, contro le cosiddette “classi pollaio”, attribuendo maggiori risorse economiche alle scuole e formando il personale.

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