Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca

Mercoledì serrata dei farmacisti, ecco le ragioni della protesta

Garantiti solo i servizi delle farmacie comunali: in via generale Spatocco, al Tricalle e in via Casoli. I farmacisti sono a favore della liberalizzazione, ma non alle condizioni stabilite dal decreto Monti e promettono nuovi scioperi

Contro il decreto Monti si fermano anche i farmacisti. Mercoledì 1° febbraio le farmacie abruzzesi, escluse quelle di turno, resteranno chiuse. Lo annuncia il presidente di Federfarma Abruzzo e Chieti, Giancarlo Visini, che spiega: “Se non saremo ricevuti dal Governo e non si verificheranno le condizioni per continuare a garantire un servizio che è e deve rimanere pubblico siamo pronti ad altri scioperi fino alla disdetta della convenzione dello Stato”. Non aderiranno alla serrata le farmacie comunali, tre in città: in via Generale Spatocco, al Tricalle e in via Casoli a Chieti Scalo.

Attualmente le farmacie abruzzesi sono 478. Con il nuovo assetto le province di Chieti e dell'Aquila ne acquisiranno 34 in più, 29 per Pescara e Teramo, oltre alle farmacie che sorgeranno in stazioni ferroviarie, aree di servizio, centri commerciali. Alfredo Orlandi, presidente nazionale Sunifar (Sindacato farmacie rurali) e vice presidente nazionale Federfarma la definisce “una catastrofe per le farmacie dei piccoli centri rurali”.

Giancarlo Visini spiega il punto di vista dei farmacisti sulla liberalizzazione. Sarebbero d'accordo, “ma non così: le nuove norme sovvertono il principio dell’equità e della sostenibilità. Avevamo proposto – racconta – di incrementare il numero delle farmacie con punti vendita in centri commerciali e supermercati”. Una soluzione utile per raggiungere il livello del nord Europa, dove la media supera i 4mila abitanti per farmacia. In Abruzzo invece è scesa intorno a 2.750. “Sotto questo quorum – dice Visini – il servizio finirà al livello di Stati come la Grecia, dove ci sono centinaia di farmacie nella capitale a discapito delle periferie, la Lituania o la Lettonia. Se siamo un servizio per lo Stato – conclude – lo Stato deve rendere le cose sostenibili, altrimenti siamo libero mercato”.

Ecco quali sono le conseguenze più immediate del decreto Monti. Le Regioni che entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge non emetteranno i bandi di concorso saranno commissariate e il commissario sarà scelto dal consiglio dei Ministri. In più l’età massima per partecipare al concorso è fissata a 60 anni, anche se Sunifar chiede di alzarla di almeno 5 anni.

Il decreto stabilisce anche lo sconto sui farmaci mutuabili, quelli di fascia A, e l’obbligo per i medici di indicare sulle ricette anche i medicinali generici. In questo modo è il farmacista a decidere il prezzo, ma secondo i rappresentanti della categoria "sarebbe più logico che lo fissasse il Ministero come adesso". Se si cancellasse la convenzione con lo Stato, infatti, si rischierebbe rendere il rimborso del farmaco a totale carico del cittadino.

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