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Sanitopoli, sentenza d'appello: nelle motivazioni "Angelini è credibile"

Il 20 novembre scorso la corte d'appello ha condannato l'ex governatore Del Turco a 4 anni e 2 mesi di carcere proprio per le accuse di Angelini

Vincenzo Angelini, l’ex patron delle cliniche private, è credibile, dunque sono verosimili le accuse rivolte contro l’ex presidente della Regione Ottaviano Del Turco. Questo si legge nelle motivazioni della sentenza di condanna della Corte d’Appello dell’Aquila, presieduta dal giudice Luigi Catelli, a carico di Del Turco. 

“Ritiene la Corte - scrivono i giudici - che non possa essere ragionevolmente messa in dubbio la credibilità soggettiva ed oggettiva di Angelini". Del Turco finì in manette il 14 luglio di 8 anni fa per lo scandalo della cosiddetta Sanitopoli. Il 20 novembre scorso la corte d’appello l'ha condannato a 4 anni e 2 mesi di carcere per associazione per delinquere per induzione indebita (la vecchia concussione). Angelini, invece, è stato assolto in appello dall’accusa di corruzione, per cui in primo grado aveva avuto 3 anni e 6 mesi. Tre anni fa, in primo grado, l’ex governatore era stato invece condannato a 9 anni e 6 mesi. 

Secondo la Corte "la questione sollevata da molte delle difese degli imputati appellanti e relativa alla qualificazione di Angelini in termini di chiamante in reità o in correità non assume un particolare rilievo nella presente vicenda processuale per più ordini di ragioni". Infatti i giudici osservano che "Angelini, pur essendosi sempre dichiarato e ritenuto vittima di fatti concussivi o, comunque, illeciti commessi da altri nei suoi confronti, ha, in concreto, con le sue dichiarazioni, riferito fatti oggettivamente tali da esporlo a possibili accuse a suo carico, cosa poi effettivamente verificatasi sia nell'ambito del presente processo, sia attraverso l'accertato avvio, da parte di altre autorità giudiziarie, di ulteriori procedimenti penali nei suoi riguardi (ad esempio per il reato di bancarotta fraudolenta, processo quest'ultimo già definito in primo grado), comunque collegati alle vicende dell'attuale procedimento penale".

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