Cronaca

Sanità, Febbo: "Scelte illogiche per coprire il project financing"

"Si sta portando avanti - accusa - un disegno scellerato, illogico e soprattutto irrispettoso di un intero territorio"

Torna alla carica contro le scelte della regione sulla sanità il presidente della commissione di vigilanza Mauro Febbo. “Chieti e la sua provincia - dice - non possono e non devono essere colpite così pesantemente da una riorganizzazione sanitaria che, se attuata, causerà solo danni al capoluogo teatino e al suo territorio che rischiano di essere penalizzati in termini di posti letto e qualità dei servizi erogati”.

Il giorno dopo la conferenza stampa del centrodestra teatino, in cui il sindaco Di Primio ha rivendicato con forza la qualità della sanità cittadina, il consigliere dal cui esposto è partita un’indagine sui trasferimenti dei posti letto nelle cliniche private continua a puntare il dito contro la giunta regionale. 

“Quello che si sta portando avanti - accusa - è un disegno scellerato, illogico e soprattutto irrispettoso di un intero territorio. C’è stato un trasferimento di posti letto da Chieti verso le cliniche private di Pescara e Città Sant’Angelo autorizzato da un decreto commissariale, il famigerato numero 4, tenuto per troppo tempo segreto e questo di per sé è un fatto gravissimo”. Il provvedimento è stato reso noto solo 9 giorni dopo la sua firma, durante una seduta della commissione di vigilanza convocata ad hoc ma, soprattutto, dopo l’esposto in procura di Febbo. 

“Quella dei trasferimenti - spiega - è una scelta dal punto di vista imprenditoriale, e solo per quello, che potrebbe essere anche giustificata, ma non è accettabile in termini di gestione complessiva dei posti letto: sarebbe opportuno infatti che i posti letto che vengono trasferiti tra le strutture private siano controbilanciati in favore del sistema pubblico. Voglio ricordare infatti che il decreto Lorenzin, più volte preso a pretesto per giustificare l’incongruenza delle scelte di questo governo regionale, parla proprio di equilibri del sistema sanitario nel suo complesso tra pubblico e privato. E questo trasferimento di posti letto tra l’altro è stato aspramente contestato dall’intersindacale sanitaria abruzzese proprio nel termini da me rimarcati”. 

“Lo scenario che si va delineando – prosegue – è caratterizzato non solo da una clamorosa assenza di trasparenza, ma anche dal mancato rispetto dei ruoli istituzionali, dalla sconfortante inerzia delle Asl coinvolte e dalla mancanza di considerazione nei confronti dell’università d’Annunzio che di fatto è stato esautorata. E mentre si va verso la definitiva chiusura di Villa Pini, che potrebbe addirittura essere trasformata in Hub per la prima accoglienza per immigrati, su Chieti aleggia lo spettro del nuovo mega ospedale tanto caro al presidente D’Alfonso. Anche in questo frangente assistiamo alla irrispettosa censura - incalza - in quanto non riusciamo ancora a leggere i contenuti della Delibera di Giunta che valida il project financing per la nascente struttura. Un provvedimento di cui tutti parlano ma ancora ‘secretato’ e del quale non si conoscono né dettagli finanziari né organizzazione dei posti letto né tantomeno cosa sarà delle unità operative complesse e semplici (si parla di una perdita di almeno 6 e altre 11 tra Lanciano e Vasto). Anche in questo caso resta il mistero intorno al coinvolgimento dell’ateneo teatino, di fatto messo da parte nonostante un ruolo primario all’intero dell’ospedale clinicizzato di Chieti”.

“D'Alfonso - dice - tranquillizza dicendo  che trattandosi di un project financing nulla cambierà per quanto riguarda i fondi che dovranno essere utilizzati per la realizzazione di 5 nuovi ospedali a Lanciano, Vasto, Avezzano, Sulmona e Giulianova, anche se alla luce dei fatti non può essere così data l’incidenza finanziaria insopportabile che ci sarebbe per il bilancio della sola Asl di Lanciano – Vasto - Chieti senza alcun intervento economico della Regione: per questo la delibera è rimasta ferma dal 2 febbraio in Giunta, approvata dopo oltre un mese e a tutt'oggi “secretata”. Ritengo ancora più assurdo - conclude Febbo - il silenzio quantomeno assordante dei sindaci interessati, entrambi targati Pd, Pupillo (che peraltro come Presidente della Provincia avrebbe già dovuto dire qualcosa)  e Lapenna”.

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