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Sambuceto, manifestazione degli allevatori per difendere il 'latte giusto'

Gli allevatori provenienti da tutte le province che hanno allestito un vero e proprio accampamento nello spazio antistante l’Ipercoop: in Abruzzo in 10 anni perso il 50% di stalle

La guerra del latte “giusto” è arrivata anche in Abruzzo. Questa mattina, mercoledì 11 novembre, manifestazione organizzata da Coldiretti a Sambuceto. Gli allevatori provenienti da tutte le province che hanno allestito un vero e proprio accampamento nello spazio antistante l’Ipercoop di San Giovanni Teatino, con tanto di mucche a rischio di estinzione, per fare conoscere da dove viene il latte e come si ottengono i formaggi senza polveri o semilavorati industriali ma anche le distorsioni economiche che strozzano gli allevatori e provocano l’abbandono delle stalle con effetti sul lavoro, sul territorio, sulla qualità dell’alimentazione e sul Made in Italy.

L’iniziativa di Coldiretti ha trovato il supporto e la solidarietà di molti Comuni soprattutto montani e della società civile, nonché di quello dell’assessore regionale alle politiche agricole Dino Pepe. Dalle 9 alle 14, gli allevatori hanno invaso l’accampamento organizzando presidi di volantinaggio anche nei tre ingressi dell’ipermercato e, all’interno, punti informativi di Coldiretti.Presenti tutti i vertici di Coldiretti: il presidente regionale Domenico Pasetti, il direttore regionale Alberto Bertinelli, i presidenti provinciali Sandro Polidoro (Chieti), Chiara Ciavolich (Pescara), Silvana Verdecchia (Teramo), oltre ai direttori Gabriel Battistelli (Chieti) e Massimiliano Volpone (Teramo e L’Aquila).

Nel corso dell’iniziativa sono stati inoltre presentati i risultati del dossier nazionale “la guerra del latte” da cui, tra le altre cose, è emerso che tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono stranieri mentre la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall'estero, ma nessuno lo sa perché non è obbligatorio riportarlo in etichetta. “Dalle frontiere italiane - sottolinea Alberto Bertinelli, direttore Coldiretti Abruzzo - passano ogni giorno 3,5 milioni di litri di latte sterile, ma anche concentrati, cagliate, semilavorati e polveri per essere imbustati o trasformati industrialmente e diventare magicamente mozzarelle, formaggi o latte italiani, all'insaputa dei consumatori. Si tratta di prelavorati industriali che vengono soprattutto dall’Est Europa che consentono di produrre mozzarelle e formaggi di bassa qualità. Un chilogrammo di cagliata usata per fare formaggio sostituisce circa dieci chili di latte e la presenza non viene indicata in etichetta. Oltre ad ingannare i consumatori ciò fa concorrenza sleale nei confronti dei produttori che utilizzano esclusivamente latte fresco. In Abruzzo la situazione non cambia – aggiunge Bertinelli – una quarantina di caseifici artigianali che si ostinano a lavorare latte abruzzese rischiano di scomparrire insieme ai 500 allevatori. Una situazione ormai insostenibile che rischia di annientare il sistema”. Dal dossier su “La guerra del latte” emerge inoltre che gli allevatori italiani hanno perso in un anno oltre 550 milioni di euro perché il latte viene pagato al di sotto dei costi di produzione, con una riduzione dei compensi di oltre il 20 per cento rispetto allo scorso anno.

La situazione nazionale, come è stato evidenziato nella manifestazione non risparmia l’Abruzzo in cui il comparto del latte destinato alla lavorazione rappresenta circa 35milioni di euro per un totale di poco più 500 stalle (bovini) che producono una quantità di latte pari a 850mila quintali che generano un indotto di circa 34milioni di euro.

“Il settore lattiero caseario abruzzese, pur non essendo il principale dell’economia regionale, rappresenta una filiera di origini antichissime attualmente a ruischio – dice David Falcinelli, presidente di Aprozoo, associazione produttori zootecnici – le famose scamorze che il Boccaccio cita nelle sue Novelle o le rinomate produzioni di Rivisondoli destinate al mercato napoletano vengono sostituite ad insaputa del consumatore da cagliate e semilavorati provenienti dall’est Europa  che alcune idnustriue abruzzesi si preparano a spacciare come tal”. 

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