Cronaca Roccamontepiano

A Roccamontepiano si celebra il culto di San Rocco

Non c’è casa abruzzese che non abbia fra i ricordi una brocca della festa di San Rocco di Roccamontepiano, acquistata dopo aver bevuto l’acqua “miracolosa” che sgorga nella grotta dedicata al santo e nella fontana annessa

Non c’è casa abruzzese che non abbia fra i ricordi una brocca della festa di San Rocco di Roccamontepiano, acquistata dopo aver bevuto l’acqua “miracolosa” che sgorga nella grotta dedicata al santo e nella fontana annessa. Le brocche distinguono dalla ceramica bianca, decorata con la figura stilizzata del santo e con indicato l’anno dei festeggiamenti. E le conche diventano protagoniste durante la processione serale del 16 agosto, in cui sfilano le conche devozionali fatte fiori di carta allestite dalle ragazze del paese.

Ma chi era il San Rocco venerato proprio in questi giorni nel piccolo centro ai piedi della Majella? Figlio di una nobile famiglia di Montpellier Rocco decise, alla morte dei genitori, di donare tutto ai poveri e partire pellegrino verso La tomba di San Pietro. Lungo la sua strada incontrò il terribile flagello della peste, ma non fuggì. Anzi, si dedicò ai malati, aiutandoli nelle cure: è per questo che il culto prevede che San Rocco protegga dalla peste e dai mali incurabili.

Secondo la tradizione, il pellegrino francese Rocco, mentre era in viaggio verso Roma, a cavallo del Quattrocento, si rifugiò nell’antica Rocca, che apparteneva alla famiglia dei principi Orsini. E, già da due secoli dopo, le festività dell’Assunta e di San Rocco si sono radicate profondamente nel culto degli abruzzesi. Si racconta, infatti, che dimorò nella grotta che oggi è meta di moltissimi pellegrini, sopravvivendo grazie alle cure di un cane, che rubava il pane alla mensa del padrone per portarlo al giovane. Per questo motivo, ancora oggi, San Rocco viene raffigurato con accanto un cagnolino col pane in bocca.

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