Cronaca

Di Santo è ancora in fuga, ma i conoscenti assicurano: "E' un buono"

Nessuna traccia dell'uomo di Roccamontepiano accusato di aver tentato di far esplodere una villetta a Cepagatti e di aver incendiato un'auto di fronte al tribunale di Chieti. Giovedì scade il suo ultimatum

I carabinieri lo cercano da sette giorni, ma di Roberto Di Santo, 58 anni, originario di Roccamontepiano, non c’è ancora traccia. È accusato di aver incendiato l’auto di una vicina di casa a Cepagatti (Pescara), martedì scorso (8 gennaio), e di aver dato fuoco all’utilitaria della sorella di fronte al tribunale di Chieti, giovedì sera (10 gennaio).

È caccia grossa in tutta Italia, ma Di Santo e il suo vecchio camper, su cui pare si stia spostando, sembrano spariti nel nulla. Quel che è certo è che l’uomo ha con sé pochi soldi e c’è il sospetto che qualcuno lo stia aiutando nella sua fuga, magari procurandogli cibo. Dietro di sé non ha lasciato molti elementi, ad eccezione di un video, ritrovato dagli investigatori di fronte alla villetta che avrebbe tentato di far saltare in aria. Fotogrammi girati e montati in casa, in cui si vede Di Santo spiegare il meccanismo di un potenziale ordigno costruito con bombole di gas. Ma all’obiettivo della videocamera promette: “Se non mi troverete voi, mi consegnerò fra dieci giorni”. Periodo che scade giovedì 17 gennaio.

Per il momento, dunque, le indagini affidate alla procura di Pescara non registrano grosse novità. La telecamera di fronte al tribunale era spenta e non ha ripreso il momento in cui Di Santo avrebbe incendiato l’auto della sorella, né può fornire elementi utili a capire dove e con che mezzo possa essere fuggito. Nei suoi gesti, però, ci sarebbe un disegno preciso, la volontà di avere giustizia per i torti che crede di aver subito.

Una sete, quella di giustizia, che emerge evidente dalle riflessioni pubblicate sul suo sito web personale, in cui Di Santo parla di democrazia e sapere, e dove si rivolge direttamente al presidente della Repubblica, alla magistratura, alle chiese, a Barack Obama. Gli investigatori cercano qualche indizio dai suoi scritti e dal suo profilo personale su Facebook, dove il presunto attentatore del tribunale dice di aver vissuto “la vita come un film ma da primo attore. Adesso – prosegue – ho scritto due libri epistemologici e una futuristica avventura del correre dell’umanità, di un profeta che salva l’uomo, dall’odierno catastrofismo politico”.

Mentre Roberto Di Santo continua a nascondersi, familiari e conoscenti non riescono a rassegnarsi alle accuse che gli pendono addosso. Chi lo conosce ne parla come un uomo “buono e sempre disponibile”. Senza un’occupazione stabile, per mantenersi il 58enne di Roccamontepiano si dedicava a piccoli lavoretti in nero come elettricista o tuttofare. Le sue capacità manuali e la sua riservatezza gli hanno regalato la fiducia di molte persone. Nessuno ha mai sospettato cosa covasse dentro di sé: qualcuno ammette che forse era un po’ eccentrico, con la sua passione per la criminologia e le sue idee chiare sul mondo, ma non ha mai lanciato segnali tali da far prevedere gesti tanto eclatanti.

Secondo la famiglia gli incendi di cui è accusato Di Santo sarebbero soltanto azioni dimostrative, per accendere i riflettori sulle persone che soffrono, che non hanno un lavoro o molte possibilità nella vita.

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