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Ripristino fondo accessorio dipendenti università, Cisapuni: "Da Cgil terrorismo psicologico"

Dopo la sentenza del giudice del lavoro di Chieti che ripristina il salario accessorio ai dipendenti dell'Uda, il sindacato che aveva avviato la battaglia legale fa chiarezza sulla situazione debitoria

“Più danni che benefici”. Così la Cgil ha commentato il ripristino del Fondo Accessorio dei dipendenti dell’Università di Chieti, all’esito del ricorso presentato dal sindacato Cisapuni. Secondo la Flc Cgil, potrebbe aggravarsi la situazione "debitoria" del Fondo, già risultato dimezzato dai Revisori dei Conti di Ateneo, dopo l'intervento del Mef.

Il sindacato Cisapuni però, interviene sulla questione e parla di “terrorismo psicologico” da parte della Cgil “sui dipendenti dell’università nell’affermare che la ben nota sentenza aggraverà l’ulteriore situazione debitoria nei confronti del MEF da parte dei dipendenti. Ebbene – sottolinea il segretario Alessio Peca - del debito non possono essere ritenuti responsabili i dipendenti, ma solo coloro che, nel corso degli anni (a partire dal 2005 in poi) non hanno adempiuto agli obblighi di legge costituendo e facendo certificare il fondo accessorio, pur erogando le relative somme così ingenerando nei dipendenti in buona fede l’affidamento sulla regolarità delle procedure di legge”.

Su questo aspetto si è pronunciato il giudice del lavoro di Chieti, che a pagina 10 della sentenza precisa che “Il predetto Ministero con nota del 19 marzo 2015 ha condiviso la ricostruzione tecnica dei fondi per le progressioni economiche e per la produttività collettiva effettuata dall’Università per gli anni 2001-2010 e 2010-2013, ad eccezione della parte relativa agli istituti di cui all’art.67, commi 3 e 4, per mancata attivazione degli strumenti di verifica e controllo e non già per mancanza dei relativi fondi o per superamento di vincoli di bilancio”. 

Per il Cisapuni ciò confermermerebbe che, nonostante nel 2005 non esistesse una certificazione del fondo accessorio, l’amministrazione abbia deciso di stipulare comunque un contratto integrativo, chiedendo al Collegio dei Revisori dei Conti di allora un parere positivo su una variazione di bilancio, sancendo di fatto il rispetto dei vincoli di bilancio. “Le ispezioni MEF – dice ancora Peca - hanno rilevato tale carenza per cui nel 2014 l’Università è stata costretta, pena responsabilità per danno erariale, a sospendere l’erogazione dell’Ima. La pronuncia favorevole al Cisapuni rileva, però, che le conseguenze di tali omissioni non possono gravare sui dipendenti, ignari (con la stipula dell’accordo del 2005) delle omissioni medesime. Cisapuni ribadisce che se omissione v’è stata, di essa deve risponderne sia chi aveva l’obbligo di adempiere agli obblighi di legge sia chi doveva vigilare sugli adempimenti stessi”. Insomma il debito c’è, ma ne risponderanno i vertici amministrativi che lo hanno causato.
 

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