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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Cronaca

Morto investito sull'autostrada mentre aiutava il cugino, rinviato a giudizio il camionista alla guida

Michele Scarano, 46 anni, di Apricena, era stato travolto sull'A14 tra Francavilla e Chieti; a settembre si aprirà il processo per la sua morte

È stato rinviato a giudizio il camionista alla guida del tir che il 15 marzo 2021, sull'autostrada A14, tra Francavilla al Mare e Chieti, investì Michele Scarano, 46 anni, di Apricena (Foggia). L'incidente fu fatale per l'uomo, che morì per le gravi ferite riportate.

Scarano, quella mattina, era arrivato dalla Puglia in Abruzzo per aiutare il cugino, a cui la sera prima si era fermato il camion. Si trovava sulla corsia di emergenza per segnalare la presenza dell'autocarro che marciava a velocità ridotta dopo essere ripartito dalla piazzola di sosta in cui si era fermato, quando era stato travolto dal tir. 

Stamani, più di un anno dopo il tragico incidente, il giudice ha disposto il rinvio a giudizio del camionista. Il processo si aprirà il 22 settembre davanti al giudice monocratico.

“Seguiremo il processo con attenzione – commenta Gianni Di Marcoberardino, responsabile del gruppo Giesse Risarcimento Danni a cui si sono affidati la moglie e i figli della vittima – la presenza di Michele Scarano sulla corsia di emergenza, come precisato dal consulente tecnico d'ufficio, era atta a garantire una maggior sicurezza per i veicoli in transito su quel tratto in cui insisteva anche un cantiere stradale. Questa premura, purtroppo, gli è stata fatale”.

La moglie Rosa e i figli Mariantonietta e Antonio si aspettano ora che emerga l’esatta dinamica del sinistro dal processo in aula. “La frase che negli ultimi 12 mesi abbiamo sentito più frequentemente è stata: doveva andare così – commentano la moglie e i figli della vittima - Secondo noi, invece, è andata proprio come non doveva andare. Michele Scarano non era una persona qualunque, oltre a essere un padre di famiglia di soli 46 anni e un lavoratore, era una persona di cuore con un fortissimo senso civico. Molte volte ci chiediamo di chi sia la colpa, ma di una cosa siamo sicuri: l'unico innocente in questa vicenda è Michele, che è stato strappato a questo mondo nel peggiore dei modi lasciando un vuoto immenso, e per questo vogliamo giustizia”.

“Dalla consulenza tecnica dell’ingegner Marco Colagrossi, incaricato dal gip di ricostruire la dinamica del sinistro ed elencare le eventuali violazioni al Codice della strada – spiega Di Marcoberardino di Giesse Risarcimento danni - è emerso che l’autoarticolato condotto dall’imputato procedeva a una velocità di 85 chilometri orari, su un tratto di strada in cui il limite era di 60 e in cui era stata chiusa la corsia di sorpasso a causa di un cantiere”.

In quel tratto, dunque, era necessario procedere con cautela e a una velocità ridotta. Ed è anche per questo motivo che il 46enne, indossata la giacca fluorescente, si era spostato sulla corsia d’emergenza per segnalare agli automobilisti in transito probabili rallentamenti per la ripartenza del mezzo. In quel momento era arrivato il camion.

L’autista, accortosi tardi che i veicoli davanti a lui avevano cominciato a frenare, era stato costretto a frenare improvvisamente, perdendo il controllo del mezzo per quella che è stata ritenuta una bassa efficienza frenante dovuta alla rottura della “valvola proporzionale” e per l'alta velocità, come accertato in sede di perizia.

A quel punto, il tir aveva sbandato verso destra, sulla corsia d’emergenza, schiacciando Michele Scarano contro il muro di contenimento senza lasciargli scampo. Le conclusioni della procura sottolineano che “la responsabilità del sinistro è certamente da ascrivere alla condotta colposa tenuta dal conducente del trattore stradale”. 

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