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Rigopiano: udienza preliminare rinviata al 27 settembre, la rabbia dei parenti delle vittime

"Sono due anni e mezzo che aspettiamo" dicono i familiari che questa mattina si sono presentati in aula indossando le magliette bianche con sopra le foto dei propri cari scomparsi nel 2017. Circa 110 le richieste di costituzione di parte civile

È stata rinviata al 27 settembre l'udienza preliminare sull'inchiesta principale relativa al disastro dell'Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), travolto da una valanga il 18 gennaio 2017, quando persero la vita 29 persone. 

Questa mattina in tribunale a Pescara i parenti delle vittime, una cinquantina in tutto, si sono presentati in aula indossando magliette bianche con sopra le foto dei propri cari scomparsi nella tragedia e la scritta “Rigopiano 29 angeli”.

La data è stata aggiornata per dare il tempo alle difese di esaminare le circa 110 richieste di costituzione di parte civile ma i familiari presenti.

In aula erano presenti oggi solo 7 su 25 imputati presenti in aula, tra questi il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, gli ex sindaci Massimiliano Giancaterino e Antonio De Vico e il dirigente della Regione Abruzzo Pierluigi Caputi. 

Al centro dell'inchiesta, condotta dal procuratore capo Massimiliano Serpi e del sostituto Andrea Papalia, la mancata realizzazione della carta valanghe, le presunte inadempienze relative a manutenzione e sgombero delle strade di accesso all'hotel e la tardiva attivazione del centro di coordinamento dei soccorsi. I reati ipotizzati dalla Procura vanno, a vario titolo, dal crollo di costruzioni o altri disastri colposi, all'omicidio e lesioni colpose, all'abuso d'ufficio e al falso ideologico. Le indagini sono state condotte dai carabinieri forestali di Pescara. 

Due anni e mezzo di attesa e dolore

"Sono due anni e mezzo che aspettiamo, vogliamo giustizia. Oggi c'è l'ennesimo rinvio. Siamo disposti ad aspettare, a patto che lavorino bene" sono le parole di Alessandro e Francesco, rispettivamente fratello e nipote di Domenico Di Michelangelo, il poliziotto teatino in servizio a Osimo morto a 40 anni nel disastro dell'hotel di Rigopiano dove era in vacanza insieme alla moglie Marina Serraiocco di 37, morta anche lei, e al loro figlio Samuel, all'epoca 7 anni, sopravvissuto alla valanga.

"Iniziamo un percorso lungo, abbiamo in questi due anni e mezzo commemorato, ci siamo riuniti, abbiamo pianto, letto tutti gli atti e siamo combattivi. Speriamo che questa sia la verità che ci porti poi alla giustizia. Da oggi inizia il vero percorso giudiziario, fino a ieri è stato solo commemorativo. Ora arriva il momento di attaccare", ha detto all'Adnkronos Gianluca, fratello di Marco Tanda, 25 anni, tra le vittime insieme alla fidanzata Jessica Tinari, 24 anni di Vasto.

"Sotto la neve ho perso la mia unica figlia, Jessica. Aveva 24 anni, era andata all'hotel Rigopiano insieme al fidanzato Marco, 25 anni pure lui figlio unico. Erano 9 anni che stavano insieme ed erano andati lì solo un giorno per festeggiare l'anniversario, proprio come avevano fatto anche l'anno precedente" racconta invece il papà di quets'ultima, Mario Tinari. "La giustizia vera sarebbe che mia figlia e le altre vittime tornassero - continua - ma visto che non è possibile almeno che paghi chi ha sbagliato, che venga rimosso dal proprio incarico perché ha dimostrato una incapacità totale. Sia da monito, la vera giustizia, per chi un giorno prenderà il posto dei responsabili".

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