Cronaca

La tradizione storica di Chieti torna in piazza: il corteo del camerlengo

Rievocazione in costume domani, in occasione della festa di San Giustino, per ricostruire ciò che accadeva nel XV secolo, quando il "sindaco" della città veniva eletto da un Parlamento di 210 membri

L'importanza del suo ruolo verrà onorata in un corteo in programma domani (mercoledì 10 maggio); dalle ore 19, nel centro storico di Chieti. Si tratta del camerlengo, il "sindaco" della città nel XV secolo, che ogni anno viene ricordato in un corteo storico organizzato dall'associazione culturale Teate Nostra.

All'epoca del carmerlengo, a Chieti le leggi venivano promulgate da un Parlamento di 210 membri, 35 per ciascuno dei 6 rioni della città, ossia Fiera, Porta Pescara, Trivigliano, San Giovanni, Sant'Angelo, Terranova. Al camerlengo, che veniva eletto dallo stesso Parlamento, spettava il potere esecutivo. 

Due volte l'anno - il 24 febbraio e il 25 agosto - i 210 delegati si radunavano per scegliere, tra 6 candidati dei rioni cittadini, l'uomo che per i 6 mesi successivi avrebbe eletto la città. Si trattava di un procedimento lungo e complesso, da cui erano esclusi ovviamente i 6 in lizza per il potere.

Dopo l'elezione, il Mastro d'Atti redigeva il verbale e il prescelto giurava nelle mani del vescovo di amministrare bene la città. Alla fine del suo incarico, doveva rendere conto del suo operato a due sindacatori eletti dal Parlamento.

Oltre a governare, ordinando eventuali ronde notturne e la chiusura e l'apertura delle porte cittadine, il camerlengo poteva imporre i prezzi dei generi alimentari venduti nelle piazze e nelle botteghe, deteneva diritti ecclesiastici, arrivando a scegliere il predicatore dell'Avvento e della Quaresima.

E il corteo organizzato in concomitanza con i festeggiamenti per il patrono San Giustino ricorderà proprio quel periodo, con la sfilata di oltre 60 figuranti, a ricostruire un'epoca ormai passata.  

In particolare ci saranno l'alfiere, con lo stendardo della città che, secondo Cesare De Laurentiis, è quello originale di Chieti e probabilmente risalente al tempo delle Crociate; i tamburini, 8 coppie di nobili, 5 dame, 16 damigell, 2 paggetti, la dama delle chiavi delle porte della città. 

Figure chiave sono i 3 giudici del parlamento theatino, ossia il mastro d’atti (segretario del Parlamento), il giudice ai contratti pubblici e privati della città e il giudice della corte civile; il capitano dei castelli, che veniva eletto dal Parlamento per l’amministrazione dei castelli e dei feudi della città; il massaro, che era economo o tesoriere della città. 

Conclude il corteo il camerlengo di Civitas Theatina, accompagnato da 6 soldati con gli stendardi dei 6 rioni cittadini. Si tratta del rione San Giovanni (Corso Marrucino – via Cauta – via Mater Domini), il cui simbolo è l’Aquila di San Giovanni Battista; Porta Pescara (Duomo – via dei Crociferi – Porta Pescara) il cui simbolo è Porta Pescara; Sant'Angelo (via Cesare Battisti – piazza Malta – via De Lollis – piazza Matteotti – via S. Eligio – via Paradiso – salita Santa Chiara) il cui simbolo è l’Arcangelo Michele, perché in quel luogo vi era la chiesa di San Michele Arcangelo; Fiera (attuale via Spaventa – via Asinio Herio – via Vicentini – corso Marrucino) il cui simbolo è una croce sormontata da una “ S “, simbolo dei Celestini; Trivigliano, (Chiesa di S. Agostino – S. Agata – L.go S. Maria), il cui simbolo è costituito dai gigli d’oro a ricordo degli Angioini imparentati con i Sovrani di Francia. La striscia rossa, alla sommità dello stendardo, con i denti verticali, fu introdotta da Carlo I D’Angiò; Terranova (Piano S. Angelo – S. Antonio – via dei Sette Dolori – via De Attiliis) il cui simbolo è la Torre che vuole ricordare i Castelli fatti distruggere da Carlo I° D’Angiò per allargare la Città e aumentarne la popolazione.

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