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Rientro feretri dei Savoia, la Fondazione Brigata Maiella: "Responsabilità indelebili"

Nei giorni in cui si assiste al rientro in Italia dei feretri della dinastia dei Savoia, la Fondazione Brigata Maiella richiama l'attenzione sulle iresponsabilità dell'allora casa regnante: "Scapparono da Ortona a Brindisi"

''Nel momento più difficile della Seconda Guerra mondiale 'l'ingloriosa fuga' di tutta la famiglia reale, del maresciallo Badoglio e dei vertici militari attraverso la via Tiburtina-Valeria, fu consumata proprio dai porti della nostra regione, ovvero dagli scali marittimi di Pescara e di Ortona, che furono usati come terminali più comodi e sicuri per raggiungere il Sud già liberato dagli Alleati''. Lo ricorda la Fondazione Brigata Maiella, unica decorata con la medaglia d'oro tra tutte le formazioni della storia della Resistenza italiana, intervenendo sul dibattito relativo al rientro in Italia dei feretri della dinastia dei Savoia. La Fondazione  vuole richiamare l'attenzione “sulle indelebili responsabilità dell'allora Casa regnante nelle violazioni costituzionali operate da Mussolini e nelle nefaste imprese di guerra del fascismo''.

Per la stessa “le responsabilità indelebili della dinastia sabauda non vanno quindi dimenticate. A maggior ragione dall’Abruzzo”.

“I patrioti della “Maiella” combatterono senza le stellette dell’Esercito sabaudo, nella loro piena indipendenza ideale, resistendo con fermezza alle pressioni di organi legati ideologicamente alla Monarchia – sottolinea il presidente Nicola Mattoscio - L’intransigenza istituzionale è stata una scelta politica fondamentale della nostra Resistenza che si basa sulla critica sicuramente fondata alla continuità della casta militare della guerra fascista e alle indelebili responsabilità di casa Savoia nell’affermazione del fascismo e nel protrarsi delle sue micidiali guerre. Al di là di un apparente atteggiamento di buonismo verso il rientro dei feretri di Vittorio Emanuele III e di Elena di Savoia, quindi, è importante non avallare tentativi di strumentalizzazione forieri di una rivisitazione storica per noi inaccettabile in quanto assolutamente contrari al senso profondo di tutta l’epopea partigiana che ha visto protagonisti gli abruzzesi”.

Anche Carlo Troilo, ultimo figlio vivente di Ettore Troilo, esprime critiche sul significato che potrebbe assumere il rientro in Italia della salma del “re fellone”.

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