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I ricercatori della d'Annunzio partecipano a uno studio che identifica una terapia per la sindrome di Marinesco-Sjögren

Gli abruzzesi hanno collaborato con l'istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, che ha coordinato lo studio, pubblicato poi sulla prestigiosa rivista scientifica Human Molecular Genetics

Uno studio, realizzato dall’Irccs (Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri) di Milano, in collaborazione con l’università degli studi d’Annunzio di Chieti-Pescara, ha identificato un potenziale trattamento farmacologico per la sindrome di Marinesco-Sjögren, una rara malattia genetica altamente invalidante causata da mutazioni del gene Sil1. Di che si tratta, lo spiega Roberto Chiesa, responsabile del laboratorio di Neurobiologia dei Prioni dell’Istituto Mario Negri che ha coordinato lo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Human Molecular Genetics (PERK inhibition delays neurodegeneration and improves motor function in a mouse model of Marinesco-Sjögren syndrome. Valentina Grande, Francesca Ornaghi, Liliana Comerio, Elena Restelli, Antonio Masone, Alessandro Corbelli, Daniele Tolomeo, Vanessa Capone, Jeffrey M. Axten, Nicholas J. Laping, Fabio Fiordaliso, Michele Sallese, Roberto Chiesa):

Il gene Sil1 è importante per il ripiegamento e trasporto delle proteine destinate alla membrana cellulare o a essere esportate all’esterno della cellula. In questa malattia Sil1 è difettoso e le proteine si accumulano all’interno della cellula ,attivando un segnale di stress che, se non viene risolto o contrastato, porta la cellula a ‘suicidarsi’. Un enzima, la chinasi Perk, media proprio uno di questi segnali di stress. Abbiamo quindi deciso di verificare se un farmaco sperimentale in grado di bloccare l’attività di Perk avesse effetti protettivi in un modello animale della malattia – il topo woozy – che riproduce le caratteristiche principali della malattia, cioè la degenerazione del cervelletto e dei muscoli scheletrici, e sviluppa nel tempo un’andatura traballante.

Aggiunge Michele Sallese, dell’università d’Annunzio, che ha collaborato allo studio: 

L’idea che bloccare Perk potesse funzionare era supportata da esperimenti fatti utilizzando un modello cellulare della malattia, che dimostravano che l’inibizione di Perk ripristinava almeno in parte il trasporto delle proteine nella cellula. Somministrando l’inibitore di Perk ai topi woozy, siamo riusciti a ritardare la degenerazione dei neuroni e l’insorgenza dei sintomi clinici, con un miglioramento della funzione motoria che si è protratto nel tempo. Il farmaco sperimentale che abbiamo utilizzato ha alcuni effetti indesiderati, in particolare sulla funzione del pancreas. Tuttavia, sono già in sperimentazione composti più sicuri, alcuni dei quali già usati per altri scopi nell’uomo, che sembrano avere la stessa capacità di inibire Perk e produrre effetti benefici in modelli murini di malattie da prioni – la “mucca pazza” per intenderci –, e che vorremmo provare nei topi woozy.

La sindrome di Marinesco-Sjögren è una malattia estremamente rara: in Italia ne sono affetti pochi pazienti, i cui familiari hanno dato vita all’associazione gli Amici di Matteo (https://www.associazionegliamicidimatteo.org/). I bambini affetti da questa sindrome hanno difficoltà nel coordinare i movimenti e parlare, debolezza muscolare che impedisce loro di sostenersi e camminare in modo autonomo, ipogonadismo, cataratta congenita e disabilità mentale. Questi sintomi appaiono nei primi anni di vita ed evolvono rapidamente fino a stabilizzarsi, consentendo una durata di vita pressoché normale. Pertanto una terapia che prevenga o rallenti l’evoluzione della malattia avrebbe un impatto enorme sulla qualità di vita dei pazienti. Lo studio è stato possibile grazie a un finanziamento della Fondazione Telethon. 

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