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Pescara sogna il Rettorato, Febbo: "Da sempre il rettore è espressione della facoltà di Medicina"

Fra gli aspiranti al dopo Di Ilio spuntano i docenti delle facoltà pescaresi. Per il presidente della Commissione di Vigilanza ci sarebbe un chiaro intento da parte della politica di mettere le mani sull'università

Pescara vuole il Rettorato e candida a rettore della d’Annunzio i docenti delle facoltà universitarie che hanno sede in viale Pindaro. Fra tre mesi infatti l’attuale rettore Carmine Di Ilio verrà sostituito. I nomi in ballo che arrivano dalle facoltà di Chieti sono quelli di Leonardo Mastropasqua direttore del centro di eccellenza di Oftalmologia, Rino Stuppia del Dipartimento di Psicologia, Sergio Caputi di Odontoiatria e Luigi Capasso del Dipartimento di Medicina e Scienze dell’Invecchiamento nonché ex componente del Cda dell'Ateneo. Da Pescara ci sarebbero tre aspiranti: Paolo Fusero di Architettura, Augusta Consorti e Michele Rea da Economia. Queste le anticipazioni sulle manovre relative al nuovo rettore dell’Ateneo, ma c’è già chi grida allo ‘scippo’, poiché da sempre il rettore dell’Ud’A è un’espressione della facoltà di Medicina di Chieti.

Ne è certo il presidente della Commissione di Vigilanza, Mauro Febbo secondo il quale si starebbe progettando un chiaro disegno per indebolire Chieti. “Voglio ricordare che l’Università d’Annunzio nacque a Chieti negli anni ‘70 voluta e sostenuta non solo dal capoluogo teatino ma da tutta la provincia. Nacque a Chieti con la facoltà di Lettere ma ebbe riconoscimento e potenza nazionale con Medicina, Economia a Pescara e Giurisprudenza a Teramo, con il supporto politico e finanziario dei vari enti locali. Supporto che negli anni è andato scemando e diversificandosi tranne che per Chieti e la sua provincia, che si sono fatti carico della parte economica. La nomina a Magnifico rettore non è mai stata una scelta territoriale o di campanile – sostiene Febbo – ma ad appannaggio della prestigiosa facoltà di Medicina che esprime la propria forza in tutti i sensi, non solo dal punto di vista numerico. Nessuno dei rettori infatti ha origini teatine. Anzi lo stesso Crescenti, che si candidò alle amministrative teatine  nella file del centrosinistra, fu l’autore del primo “scippo” perpetrato ai danni della città e del territorio con la chiacchierata 'operazione Pindaro'. Così come gli altri Rettori succedutisi hanno taciuto, per non dire 'favorito', la realizzazione del Villaggio del Mediterraneo che tanti danni ha causato alle casse pubbliche, comprese a quelle dell’Università, nonché al tessuto economico cittadino. Così come assistiamo a un silenzio e poco incoraggiante sulla proposta del project financing del nuovo ospedale di Chieti, che è clinicizzato ma l’università non viene coinvolta e la stessa rimane colpevolmente estranea, così come non viene coinvolta nella ipotesi di realizzare un Hub di secondo livello che coinvolge i due ospedali di Chieti e Pescara”.

Secondo Febbo si starebbe concretizzando il tentativo da parte della politica di controllare l’Ateneo teatino. “Invocare un polo unico universitario, di cui si sente parlare da qualche tempo, con un primo step costituito dalla riunione con Teramo, e il verificarsi solo qualche giorno fa delle dimissioni dalla carica di presidente della Tua del rettore di Teramo D’Amico ancor di più uomo di fiducia del presente D'Alfonso, è una operazione spudorata di chi vuole mettere le mani anche sull’università. Un tentativo di controllo politico sull’Ateneo teatino che deve essere scongiurato a tutti i livelli. L’auspicio – conclude - è che il fronte universitario si ricompatti e punti su personalità di alto profilo che siano in grado di imprimere finalmente una grande svolta; per questo vigileremo e saremo di supporto  per il mantenimento di una linea di autonomia sia politica che dei territori”.       

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