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Quattro i nuovi centri commerciali a Chieti, il Wwf: "Un assalto"

Uno a monte dell'ex ospedale San Camillo. Nicoletta Di Francesco: "E' assurdo autorizzare cementificazioni a monte del San Camillo, in una zona ricca di risorgive"

Quattro nuovi centri commerciali ipotizzati a Chieti: in viale Abruzzo (Eurospin, ormai vicino all’inaugurazione), in via Pescara (ex capannone delle Poste, in fase autorizzativa), in via Masci (zona ex fornace, lavori già avviati) e a monte dell’ex ospedale San Camillo (istruttoria in corso in Comune). Il Wwf parla di un vero e proprio assalto al tessuto sociale e all’economia del territorio in una città già satura di punti vendita della grande distribuzione e con un piccolo commercio in crisi.

"Al di là della miopia politica di certe scelte, che inevitabilmente alla lunga porteranno ulteriore danno a una città da anni in seria difficoltà, ci sono decisioni più gravi delle altre. Ci riferiamo – spiega Nicoletta Di Francesco, presidente del Wwf Chieti-Pescara – in particolare alla colata di cemento che si vorrebbe realizzare tra la scuola media De Lollis e l’ex ospedale San Camillo de Lellis: quella è una zona delicata, ricca di risorgive, nella quale nascono persino orchidee, che andrebbe tutelata e valorizzata a uso pubblico, magari insieme al recupero del San Camillo, edificio in abbandono ma di pregio storico e architettonico con un giardino anch’esso di notevole valore, che tutto merita meno che essere circondato da nuove costruzioni".

Per l'associazione si tratta di un comportamento poco comprensibile, visto che da una parte si cerca di recuperare aree storiche della città, con una cittadella della cultura nella ex caserma Bucciante e un Polo amministrativo nella ex Berardi, dall’altra si fa in modo da procurare nuove ferite e ulteriore grave consumo di suolo.

A preoccupare il Wwf è soprattutto il rischio idrogeologico: "Non bisogna dimenticare che le pendici collinari di Chieti – insiste la presidente – sono fragili, soprattutto là dove scorre acqua. Lo dimostrano infiniti episodi, i più recenti dei quali hanno interessato fosso Santa Chiara e la Colonnetta. Non c’è alcun bisogno di regimentare le risorgive per costruire a ogni costo, e del resto un simile intervento non darebbe garanzie assolute per il futuro, come l’esperienza ci ha insegnato. Molto meglio evitare di accumulare errori su errori e lasciare a verde le aree a rischio. Per la tutela del paesaggio, della solidità dell’agglomerato urbano e anche delle tasche dei cittadini che prima o poi saranno chiamati con le loro tasse a intervenire per salvare costruzioni che mai avrebbero dovuto esistere. A Chieti è già successo e vorremmo che non accadesse mai più. Per questo chiediamo all’amministrazione del sindaco Di Primio e al consiglio comunale tutto di pensare al futuro dell’intera collettività e di bocciare almeno questo intervento. Ma chiediamo anche alla città, alle altre associazioni, agli organi di controllo, a chiunque abbia a cuore il futuro del comprensorio, di intervenire e di darsi da fare perché sia evitato questo ulteriore scempio, che va contro il buon senso e i veri interessi dei cittadini".

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