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Il punto nascite di Ortona chiuderà il 1° luglio, era già tutto deciso

Le scadenze erano state approvate dal tavolo di governo mercoledì, il giorno prima dell'infuocato consiglio durante il quale 4 consiglieri di maggioranza hanno votato la risoluzione contro le chiusure. Il piano di rientro prevede una premialità da 31 milioni per gli obiettivi centrati

Il punto nascita di Ortona chiuderà il prossimo 1° luglio. Una data già nota prima del consiglio regionale di giovedì scorso. È stato presentato mercoledì scorso a Roma, infatti, il calendario definitivo con il piano di rientro del deficit sanitario. Una scadenza che va contro le proteste, anche di nomi eclatanti come l’arcivescovo di Lanciano-Ortona Emidio Cipollone, approvata dal tavolo di governo alla presenza dei tecnici del ministero della Salute, del commissario ad acta alla Sanità Luciano D’Alfonso, dell’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci e del subcommissario Giuseppe Zuccatelli.

Quello dell’ospedale Bernabeo sarà il secondo punto nascita abruzzese ad essere condannato. Il giorno prima, il 30 giugno, toccherà a Sulmona. Ancora qualche mese di attività, invece, per Penne, che cesserà di esistere il 1° ottobre, e Atri, il 30 ottobre.

Questo rende impraticabile ogni via alternativa chiesta nelle due risoluzioni, una delle quali delle opposizioni (centrodestra e movimento cinque stelle) votato da 4 esponenti della maggioranza approvate dal consiglio regionale nella infuocata seduta di giovedì scorso.

Nella riunione romana è stata decisa la fine del commissariamento della sanità per l'Abruzzo nel prossimo autunno con il riconoscimento di una premialità di 31 milioni di euro per l'ente, a patto che la Regione centri gli obiettivi fissati, tra i quali il principale e' proprio la chiusura dei punti nascita.

Nei piani si prevede il potenziamento dei punti nascita che dovranno 'ereditare' l'utenza, in questo caso Chieti, L'Aquila, Pescara e Teramo, oltre al rafforzamento del sistema di emergenza-urgenza. Alla luce di questo quadro il giorno prima dell'infuocato consiglio regionale di giovedì scorso che ha portato all'approvazione di due risoluzioni urgenti con cui si impegna D'Alfonso a rivedere la decisione, tutto era stato deciso.

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