Protesta imprese funebri, l'Anifa si dissocia

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday

Il giorno 26 maggio le sedicenti associazioni di categoria hanno inscenato una macabra e raccapricciante sceneggiato presso la sede del Consiglio Regionale Abruzzese a L'Aquila.  L'ANIFA si dissocia da questo modo squallido di manifestare le proprie rivendicazioni, soprattutto ne contesta i contenuti, le imprese funebri artigiane abruzzesi non hanno alcuna paura della libera concorrenza. La concorrenza sleale nasce nel commercio di morti sempre fiorente negli Ospedali, nei macabri conflitti d'interesse dei centri servizi a cui le ASL concedono in appalto la gestione degli obitori, nel comportamento squallido di operatori che passeggiano nervosamente nei reparti degli Ospedali nell'indifferenza delle Direzioni Generali. Una normativa regionale coerente con la Costituzione Italiana non può ledere la libertà di iniziativa economica, spetta all'imprenditore decidere come organizzare la propria attività, di quali attrezzature dotarsi, di quanto personale mettere sotto contratto. Certamente l'imprenditore funebre è soggetto alla normativa sulla sicurezza del lavoro, alla normativa sui contratti di lavoro, alla normativa sulla sicurezza igienico sanitaria, tutte norme di carattere generale che non hanno alcun effetto sulle dinamiche concorrenziali. Se c'è qualcosa da rivendicare è la carenza, ed in alcuni casi l'assenza, di controlli da parte degli organi competenti.  L'ANIFA è concorde con il testo di modifica della legge 41/2012 a firma del Consigliere D'Ignazio, questa modifica introdurrà la figura dell'imprenditore funebre artigiano, un soggetto qualificato a tutela delle famiglie dolenti.  Non abbiamo alcun timore nel rivendicare la natura politica delle nostre proposte che hanno effetti di carattere generale, a tutela dei cittadini e degli imprenditori liberi e virtuosi, non vogliamo essere confusi con soggetti che esercitano solo attività di lobbying mascherate da ridicole e patetiche battaglie sociali e purtroppo spalleggiati da alcuni politici sprovveduti come il consigliere regionale Pettinari.

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