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Immagine di repertorio

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Prolungata di 10 giorni la stagione di caccia al colombaccio, la furia del Wwf

L'associazione ambientalista punta il dito contro la Regione anche per la revoca delle Zrc, ossia le zone di ripopolamento e cattura

La Regione Abruzzo prolunga la stagione di caccia al colombaccio fino al 10 giorno. Una decisione incomprensibile, per il Wwf, che ritiene già molto lungo il periodo per sparare alla specie. 

E l'associazione ambientalista punta il dito contro l'istituzione:

Il solito atteggiamento prono al volere dei cacciatori peraltro ammantato di quella "furbizia" terra-terra che spinge l'assessorato dei cacciatori (in Abruzzo dovrebbe essere questa la giusta denominazione) a modificare il calendario venatorio pochi giorni prima della scadenza fissata in precedenza, così da impedire qualsiasi nostro ricorso alla magistratura amministrativa che puntualmente sanziona le politiche filovenatorie e contra legem della Regione.

La fauna, invece di essere patrimonio indisponibile di tutti, continua ad essere ostaggio dei cacciatori - già responsabili della reintroduzione dei cinghiali e quindi di tutti i danni che ne derivano - e dei politici che gli vanno dietro alla ricerca di qualche voto.

L'ira del Wwf e le accuse alla Regione vengono scatentate anche da un altro recente provvedimento, una delibera di giunta che revoca le Zrc, ossia le zone di ripopolamento e cattura, nella provincia di Chieti. Per l'associazione, l'obiettivo è 

rendere tali zone libere all’attività venatoria e consentire la caccia di selezione al fine di limitare la presenza dei cinghiali che nel territorio teatino stanno creando particolari problemi. Tutto questo a dispetto di tre dati di fatto importanti;

La Regione continua a far finta di non accorgersi che le scelte sin qui attuate di contenimento dei danni attraverso la caccia sono fallimentari: si spara ai cinghiali oramai praticamente tutto l’anno e i danni non sono in alcun modo diminuiti.

Se non bastasse l’esperienza anche la scienza, con uno studio condotto in tutta Europa, ha evidenziato che la caccia nei fatti aumenta i problemi: i branchi destrutturati sono fonte di maggiori danni mentre l’eliminazione delle femmine adulte provoca una anticipata fertilità delle giovani con aumento numerico degli individui presenti nel territorio.

Il problema è stato creato dai cacciatori con l’introduzione di cinghiali a scopo venatorio. Sperare che lo risolvano proprio coloro che hanno voluto il soprannumero e che hanno tutto l’interesse ad avere sempre a disposizione animali da uccidere è francamente nella migliore delle ipotesi un atteggiamento di una ingenuità sconcertante.

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