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Processo Bussi, il Wwf: “La sentenza apra la strada alla bonifica”

Venerdì 19 l'ultima udienza a Chieti: in giornata la Corte su riunirà in camera di consiglio. L'avvocato Tommaso Navarra: "Sarà comunque una sentenza storica"

Si avvia a conclusione davanti alla Corte d’Assise di Chieti il cosiddetto “processo di Bussi”. Dopo una lunghissima fase preliminare durata circa tre anni e 30 udienze, il dibattimento è approdato a inizio 2014 davanti alla Corte d’Assise di Chieti. Venerdì 19 ci sarà l’ultima udienza. Il procedimento coinvolge 19 imputati accusati a vario titolo di disastro ambientale e avvelenamento delle acque.

“È stato un processo – commenta il legale del Wwf Tommaso Navarra – caratterizzato da una fase preliminare lunghissima e da alcuni passaggi in Cassazione. Ora siamo alla conclusione. Indipendentemente dall'esito del giudizio, che spetta unicamente alla Corte, il fatto che si arrivi a una sentenza in Assise rappresenta già di per sé una importante vittoria per il movimento ambientalista che aspetta da anni un accertamento di verità su quella che è considerata la più grande discarica abusiva di rifiuti tossici d’Europa. Sarà comunque una sentenza storica”.

Il delegato regionale del Wwf Luciano Di Tizio ricorda che dopo la sentenza della Suprema Corte che ha lasciato il processo nella sua sede naturale, l’Assise teatina ha ripreso le udienze il 19 settembre con un ritmo settimanale che consentirà la conclusione venerdì prossimo, esattamente dopo tre mesi: “I tempi certi e rapidi con i quali il presidente Romandini e il giudice a latere Di Geronimo hanno gestito le udienze hanno consentito al processo di non rallentare  ed è pure questo un importante risultato".  

L’avvocato Navarra, nel suo intervento a tutela del Wwf, aveva sottolineato che “la verità di questo processo è semplice: per i soldi, la classe dirigente di uno dei gruppi industriali più importanti del nostro Paese, ha avvelenato l’acqua destinata al consumo alimentare di oltre 700.000 persone e noi siamo qui affinché si dia Giustizia al nostro territorio.  Le difese – aggiunge ora - hanno sostenuto l’assenza di un pericolo, io mi chiedo allora perché sono stati chiusi i pozzi: c’era o non c’era un pericolo?”

Era stato proprio il Wwf, nel 2007, a rendere per primo di dominio pubblico la notizia della presenza di contaminanti nell’acqua potabile. “Le nostre denunce – ricordano il delegato regionale Luciano di Tizio e il consigliere nazionale Dante Caserta - hanno avuto un peso determinante nella vicenda. Il processo di Bussi, al di là di quelle che saranno le decisioni dei giudici, ha avuto comunque il merito di ristabilire la verità dei fatti e questo, dopo anni di attesa, è già un importante passo in avanti anche se non ci stancheremo mai di ripetere che la vera e completa giustizia ci sarà solo con una bonifica che restituisca, a spese di chi ha inquinato, un territorio sano agli abruzzesi”.

L’ultima parola spetterà da venerdì ai giudici togati e ai giudici popolari.

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