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Processo Bussi: dieci condanne per avvelenamento colposo

Modificata la prima sentenza della Corte d'Assise di Chieti dove gli imputati furono assolti

Sentenza capovolta per Bussi e reato di avvelenamento colposo. Venerdì sera la Corte d'Assise d'Appello dell'Aquila ha emesso la sentenza di condanna nei confronti dei dieci imputati nel processo in merito alla mega discarica dei veleni della Montedison di Bussi sul Tirino, con pene variabili tra i 2 e i 3 anni. Il reato individuato è appunto quello di avvelenamento colposo delle acque.

E’ stata dunque ribaltata la prima sentenza di due anni fa della Corte d'Assise di Chieti, quando i 19 imputati furono assolti dall'accusa di aver avvelenato le falde acquifere, mentre il reato di disastro ambientale era stato derubricato in colposo e, quindi, prescritto. Nella sentenza di ieri la Corte ha riconosciuto la sussistenza di alcune aggravanti in merito al reato del disastro colposo interrompendo la prescrizione del reato: sia l'avvelenamento delle acque sia il disastro ambientale vengono riqualificati in fatti di colpa. La Corte d’Assise d’Appello ha condannato Maurilio Agugia, Carlo Cogliati, Leonardo Capogrosso, Salvatore Boncoraglio, Nicola Sabatini, Domenico Alleva, Nazzareno Santini, Luigi Guarracino, Carlo Vassallo e Giancarlo Morelli, quasi tutti ex manager della Montedison.

GIUSTIZIA E BONIFICA - “Una sentenza che finalmente porta un vento di giustizia, negata per anni. Ora si lavori per il ripristino ambientale e una completa ed esauriente bonifica del sito senza perdere più altro tempo e senza far passare altri anni, come invece è successo fino ad ora” il commento di Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente, tra le parti civili del processo. La sostanziale modifica della sentenza di primo grado ha prodotto risarcimento danni e provvisionali a carico degli imputati subito esecutivi e quantificati per oltre 3 milioni di euro. Di cui circa 1 milione all'ATO, 500.000 euro alla Regione Abruzzo, 200.000 euro ai comuni e 15.000 euro alle associazioni ambientaliste. “Ad oggi - aggiunge Giuseppe Di Marco, presidente Legambiente Abruzzo - le attività di bonifica latitano. Per questo chiediamo che si lavori per il risanamento dell’area e poi per un suo rilancio, perché i cittadini hanno diritto alla restituzione di un territorio finalmente libero dai veleni e di un futuro proietto sulla green economy”. 

Appena dopo la lettura del dispositivo della sentenza, l'avvocato Tommaso Navarra, che ha rappresentato il Wwf in questa lunghissima vicenda giudiziaria, ha dichiarato: "Dopo due anni di lavoro e di assoluta fiducia nella giustizia oggi possiamo dire che anche i reati ambientali possono trovare un giusto accertamento di verità. Un ringraziamento particolare va ai nostri associati che negli anni hanno saputo credere in questo percorso giudiziario tanto tribolato quanto importante".
 

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