Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Presidio Thales in prefettura, si protesta per salvare il lavoro

Adesione totale allo sciopero di 4 ore indetto dalla Fiom Cgil. I rappresentanti sindacali hanno incontrato il prefetto per sollecitare un suo intervento dopo i molti dubbi su quel che la politica aziendale ha in mente per il futuro dello stabilimento teatino

Sciopero di quattro ore, questa mattina (giovedì 29 gennaio), dei dipendenti Thales, che hanno organizzato un presidio davanti alla prefettura di Chieti. La protesta, che ha registrato un'adesione pressoché totale, è stata organizzata dalle Rsu e dalla Fiom Cgil per chiedere chiarezza sul futuro della sede di Chieti. A dar manforte ai lavoratori il segretario Cgil Germano Di Laudo e il segretario provinciale Fiom Cgil Davide Labbrozzi.

I vertici italiani della multinazionale francese, infatti, da mesi non rassicurano i timori dei lavoratori, che temono una chiusura a breve dello stabilimento di via Enrico Mattei. Le indiscrezioni su un finale del genere si fanno sempre più forti, e sono confermate dal fatto che, da anni, non ci sono assunzioni o investimenti nello stabilimento che realizza raffinate tecnologie per la difesa. 

Una rappresentanza di lavoratori ha incontrato il prefetto Fulvio Rocco de Marinis per chiedere un intervento concreto che rassicuri sulla sorte di oltre 100 posti di lavoro e poco meno nell'indotto. Le preoccupazioni aumentano dopo che lo stabilimento di Napoli è stato chiuso, mentre circa 25 colleghi romani sono stati trasferiti a Sesto Fiorentino, nella sede centrale. 

Il prefetto ha ricevuto un accurato dossier su tutte le attività di Thales e ha garantito di interessarsi al caso sin da subito, per valutare come coordinarsi con le altre istituzioni che già, almeno nelle intenzioni, hanno manifestato interesse. Il mese di febbraio potrebbe essere decisivo: intorno a metà mese, infatti, sono previsti alcuni incontri a Parigi, cuore della multinazionale, che dovrebbe chiarire le intenzioni francesi sul sito di Chieti. Poi, il 23, è stato fissato un tavolo sindacale a Firenze. Ma i lavoratori promettono: se l'azienda non smentisce chiaramente la chiusura, o non rinuncia ad un'eventuale intenzione già netta, sono pronti a protestare in maniera ancora più incisiva. 

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