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Nuovo sopralluogo in piazza San Giustino, attesa la visita del segretario di Stato Vaticano cardinale Pietro Parolin

Centro storico · Chieti

Sopralluogo nella tarda mattinata in piazza San Giustino della responsabile scientifica degli scavi, Rosanna Tuteri, per fare il punto sullo stato dell’arte dei sondaggi di archeologia preventiva inerenti le porzioni di Colle Gallo già indagate. E concertare, con l’assessore ai lavori pubblici Stefano Rispoli, l’avvio dei saggi sull’area antistante palazzo Valignani, sede storica del Comune, e l’attiguo palazzo Sirolli. Ieri, fase interlocutoria dei rilievi curati dagli archeologi Paola Riccitelli, Maria Di Iorio, Serafino Lorenzo Ferreri col contributo dell’architetto Paolo Fraticelli e dell’assistente scientifico Sabatino Letta. Dopo la seconda porzione pavimentale di ottima fattura, scoperta martedì in un ambiente attiguo a quello che, il 20 aprile, aveva restituito il mosaico studiato da Vincenzo Zecca nel 1880, spuntano altre testimonianze, questa volta murarie, proprio nella zona ad ovest del cisternone ottocentesco per il quale già si pensa ad un progetto di tutela da finanziare con fondi riservati alla riqualificazione culturale dei centri urbani.

Ed insieme alle mura in “opus cementicium”, ma anche alle superfetazioni di fine 1800, emergono i segni del pressapochismo col quale, in epoca anche recente, si è intervenuti sull’area di Colle Gallo, riempita di sottoservizi [canalette, tubi e tombini di vario tipo] in totale dispregio del patrimonio archeologico. Altri tempi, altra cultura. Anzi “incultura” che oggi va doverosamente segnalata perché le opere di vandalizzazione del nostro passato non si esauriscono purtroppo agli effetti delle distruzioni sistematiche, come quella perpetrata da Pipino il Breve nell’anno 801, od anche delle allegre “spianate” settecentesche ed ottocentesche. Ma arrivano diritte ai nostri tempi, agli anni del boom economico, a quando qualsiasi ritrovamento archeologico veniva visto come un impedimento al “progresso”. Quando, invece, era una grande, inestimabile ricchezza. Inespressa e mortificata. Ed è per tali motivi che nel terzo millennio la Città si stringe morbosamente a questa irripetibile occasione di crescita rappresentata dalla “sua” Piazza, il secondo cuore pulsante, dopo l’arce della Civitella, di una storia millenaria.

Nessun commento ufficiale sullo stato dell’arte da parte della Soprintendenza che tuttavia si riserva di organizzare, a breve, una visita guidata sul cantiere in modo da illustrare a chi ne avesse interesse le novità scientifiche emerse ed emergenti dall’accurato lavoro della squadra degli archeologi impegnati sul sito. Chi, invece, si dichiara già “entusiasta ed orgoglioso per i rinvenimenti di pregio di questi giorni” è Paolo De Cesare, che ha visitato il cantiere in mattinata accompagnato dal consigliere comunale Valerio Giannini, eletto nella lista “Chi ama Chieti”. “Valorizzeremo, questo l’impegno che mi sento di assumere”, si sbilancia il vicesindaco ed assessore alla cultura, “e lo faremo a largo spettro, dunque non trascureremo il patrimonio archeologico che è l’argomento del giorno ma nello stesso tempo cercheremo di riservare la massima attenzione anche agli altri grandi temi della cultura cittadina”. Al riguardo De Cesare si dichiara ottimista sulla prossima, piena fruizione dei contenitori museali di “Villa Frigerj” e “la Civitella”, annunziando, “la volontà dell’amministrazione comunale di mettere a disposizione del polo museale alcune unità lavorative [ricorrendo allo strumento della mobilità, nda] che consentano di accelerare soprattutto la riapertura del museo territoriale de La Civitella”.

L’auspicio del vicesindaco teatino, attinente la spinosa vicenda delle aperture a singhiozzo del museo di Villa Frigerj, per il quale a febbraio era stata annunciata la sospensione dell’apertura al pubblico, e della chiusura temporanea del museo de La Civitella, ufficialmente entrambi alle prese con occorrenze di sanificazione e manutenzione, arriva per una singolare coincidenza con la diffusione di una nota da parte della Direzione regionale dei musei abruzzesi che annunzia, da sabato 1 maggio, “la riapertura dei musei d’Abruzzo”, salvo poi accorgersi che le strutture interessate sono quelle di Campli [Museo Archeologico Nazionale], Celano [Castello Piccolomini-Museo della Marsica], Pescara [Casa Natale di Gabriele D’Annunzio]. E i musei teatini? Forse non sono “abruzzesi”? Intanto, a “rubare” per una volta la scena ai sondaggi di archeologia preventiva ed alle problematiche burocratiche che attanagliano il comparto cultura, ci hanno pensato ieri le campane della Cattedrale. Intorno alle 16 rintocchi a festa, con tanti cittadini incuriositi dalla singolare “performance” delle tre campane minori e delle due maggiori provenienti dal magnifico campanile del 1335, opera di Bartolomeo Jacobi, ultimato nel 1498, con la realizzazione dell’ultimo livello, dal maestro lombardo Antonio di Lodi. In molti hanno con un sorriso associato il suono delle campane ad eventuali rinvenimenti archeologici epocali. Ma ieri la ragione è stata più banale, ancorché connotata dal fascino delle grandi occasioni.

“Si è trattato”, spiega don Nerio Di Sipio, parroco del duomo, “di prove e verifiche acustiche a seguito dei lavori di straordinaria manutenzione, espletati dalla storica ditta Trebino di Genova, resisi necessari per ovviare ai danni causati, nel settembre 2020, dai fulmini a tre delle cinque campane allocate nell’ultimo stadio della torre campanaria, al di sotto della cuspide”. Le campane di San Giustino hanno caratterizzato gli eventi epocali del novecento teatino in segno di ringraziamento, come nella circostanza di Chieti Città Aperta [24 marzo 1944] o alla fine dei due conflitti mondiali. A volte hanno suonato a lutto e per solidarietà, come nel caso del terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. Sempre hanno suonato a festa, ogni 11 maggio, in occasione della ricorrenza del Santo Patrono Giustino. Che poi è anche la data canonica del compleanno di Teate. Quest’anno ricorreranno i 3202 anni dalla sua fondazione mitologica. Con la benedizione di San Giustino. E del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato del Vaticano, che sarà ospite illustre della diocesi di Chieti-Vasto, su invito dell’arcivescovo Bruno Forte. Da Roma, ossia dal centro della cristianità, ci si accorge di Chieti.

Se poi dalla Capitale, in questo caso quale centro della politica nazionale, arrivasse un qualche cenno di munifica attenzione allora ci sarà da suonare ancora le campane a festa.

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Commenti (2)

  • Scusate, il post precedente è stato chiuso anzitempo. Dunque il "colto" redattore che lamenta la "incultura" di coloro che in passato hanno maltrattato i reperti di piazza S.Giustino ( così chiamata in spregio del nome originario di piazza Grande), commette un macroscopico errore, ormai ripetuto da molti degli storici che si sono formati nell'ateneo di corso Marrucino . Dunque la città di Chieti, nell'801, fu distrutta dalle truppe di PIPINO, figlio di Carlo Magno,a sua volta figlio di Pipino IL BREVE. Ergo ( espressione colta) Pipino il Breve era il nonno del distruttore della nostra città.Allora viene a proposito il detto (anche questo "colto";) " Medice, cura te ipsum!!" e, soprattutto, attento agli svarioni!

  • Il colto redattore che parla della "incultura" del passato, commette un più grave errore storico, dimostrando

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