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"Professionisti senza professione": la petizione a Scienze Motorie

Gli universitari teatini, insieme a migliaia in tutta Italia, chiedono il riconoscimento professionale della loro formazione, con uno sbocco ben definito che consenta loro di accedere alla docenza e in strutture specializzate

Chiedono che la loro professionalità venga riconosciuta, con l’istituzione di un albo e di un futuro lavorativo certo, nel rispetto del loro percorso di studi e di tutti coloro che vi si affidano. È l’appello, diventato una petizione, degli studenti di Scienze Motorie. Un’iniziativa nazionale, che ha trovato ampio spazio anche a Chieti, grazie all’impegno di Eleonora Caruso, Alessandra Aulisi, Daniele Bonanno, Maria Buoncristiano e Matteo Tucci.

Non sono rappresentanti degli studenti, ma semplici universitari che hanno aderito all’appello partito da Napoli e dalla Sicilia e radunato nel gruppo Facebook “Scienze motorie Italia”. Ma cosa chiedono i futuri laureati in Scienze Motorie? “Stiamo cercando di combattere – spiega Eleonora Caruso – il fatto di essere sorpassati da fisioterapisti e da persone che prendono brevetti come quello da personal trainer. Abbiamo chiesto anche un aiuto ‘dall’alto’, a personalità politiche che, però, non ci hanno mai risposto”.

La battaglia degli studenti teatini, che riguarda circa 3mila iscritti a Scienze Motorie e migliaia di altri in tutta Italia affonda le radici alla fine degli anni Novanta, quando gli Isef (Istituti superiori di educazione fisica) vennero trasformati in facoltà di Scienze motorie “Il decreto legislativo – spiega Eleonora - se da una parte aveva il nobile intento di riconoscere apertamente nell’educazione fisica una scienza, e dunque di trasformare il modo, i tempi ed il livello di istruzione di quanti volessero studiarla, con l’obiettivo di creare un sistema più articolato e specializzato,  dall’altra parte mancava di importanti aspetti riguardanti gli sbocchi professionali dei nuovi laureati”. Diciassette anni dopo, infatti, per i laureati e i laureandi in Scienze motorie “al di fuori dell’università viene riscontrato il caos o addirittura il vuoto normativo più totale”.

Non solo perché non è riconosciuta al laureato in Scienze motorie non viene riconosciuta l’attività nella professione sanitaria della prevenzione primaria e secondaria, ma anche perché non c’è un percorso di Lifelong learning dedicato. Inoltre, la laurea in Scienze motorie non consente l’inserimento come figura responsabile della docenza delle attività motorie nelle scuole primarie e secondarie. “Tutte queste mancanze – denuncia la studentessa - rendono pressoché inutilizzabili i frutti di un faticoso percorso di studi: gli atenei preparano professionisti senza professione”.

La rete nazionale che si è creata, veicolata dai social network, mira a raccogliere 20mila firme per spingere il ministero della Salute a tutelare la figura professionale del laureato in Scienze Motorie e dello specialista formato dalle relative lauree magistrali. La petizione prevede l’inquadramento del laureato in Scienze motorie come professione sanitaria della prevenzione primaria e secondaria, l’istituzione di centri di attività motoria finalizzata alla prevenzione primaria, costituiti solo da laureati in scienze motorie, l’istituzione di un percorso di Lifelong learning, l’inserimento del laureto come figura responsabile della docenza.

Gli studenti teatini, che si stanno adoperando per raccogliere, entro la fine di luglio, le firme dei loro colleghi di corso e non solo, vogliono sensibilizzare tutti i cittadini sull’importanza di sport e salute “e sulla conseguente importanza del laureato in scienze motorie – puntualizza Eleonora Caruso - per seguire al meglio chi si accosta, soprattutto da neofita, all'attività fisica”.

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