Pericolo e degrado in via Salvo D'Acquisto, continua la protesta

A un anno dall'alluvione che travolse il muro di recinzione allagando il garage, due auto sono ancora sotto le macerie. Il consigliere De Lio è promotore di una petizione alle autorità per tamponare le gravi emergenze di sicurezza e salute pubblica, ma gli appelli restano inascoltati

Le auto rimaste schiacciate da un anno

Un anno fa, il 3 dicembre, furono svegliati all’alba dal fiume di acqua e fango che travolse il recinto della palazzina. Sotto il muretto restarono tre automobili, due delle quali ancora lì, e l’acqua invase decine di garage, costringendo a gettare quasi tutto ciò che vi era conservato. Si rimboccarono le mani, all’epoca, in attesa che l’assicurazione dell’Ater rimborsasse loro ciò che avevano perso.

Ma un anno dopo i residenti delle palazzine Ater di via Salvo D’Acquisto, in zona San Martino, sono esasperati da un attesa che sembra interminabile, aggravata dall’aumento dei disagi nel palazzo. A loro, questa mattina (giovedì 18 dicembre), ha dato voce il consigliere comunale Mario De Lio, che ha convocato la stampa proprio nel cortile che un anno fa venne sommerso dal fango. È il promotore di una petizione contro il degrado, già sottoscritta da diversi cittadini al Tricalle, indirizzata al prefetto Fulvio Rocco De Marinis, al governatore Luciano D’Alfonso, al sindaco Umberto Di Primio, al commissario Ater, al comando dei vigili del fuoco e alla protezione civile.

“Oltre al degrado – tuona – qui c’è un evidente problema di pericolo per la pubblica sicurezza. Il muretto esterno potrebbe crollare da un momento all’altro, ci sono crepe evidenti e negli appartamenti il pavimento è inclinato. In più i residenti lamentano di trovare di continuo topi di fogna, che riescono ad entrare e si infilano persino nell’ascensore. Queste non sono condizioni in cui vivere, la situazione è così da più di un anno, ma nessuno fa niente. Si deve forse pensare che, anche nelle case popolari, esistano cittadini di serie a e di serie b? Questo è un bene pubblico che andrebbe protetto”.

I residenti, 16 famiglie in tutto, confermano la lotta quotidiana contro i ratti, l’umidità, la muffa che spunta di continuo sulle mura degli appartamenti. E mostrano una lesione, in corrispondenza del ponticello che porta ai garage, assente fino a meno di un mese fa. “Stanno aspettando che crolli tutto?”, protestano. In effetti, l’odore di muffa è pungente in tutto il palazzo e negli appartamenti, così come sono visibili sulle pareti i segni dell’umidità.

“L’Ater avrebbe una carta dei servizi – spiega De Lio – con le priorità da seguire, ma sembra più un libro delle favole. Perché ancora nessuno rimborsa i cittadini? Alle petizioni nessuno risponde, il prossimo passo sarà la procura della Repubblica”.

Ma i problemi, qui, sono sorti ben prima dell’alluvione del 2013. La più agguerrita fra i residenti è Simona D’Angelo, che vive al quarto piano con i tre figli e più volte, in passato, ha cercato di farsi ascoltare, persino incantenandosi durante il consiglio comunale. “Il mio bambino – racconta – è malato, ma qui è pieno di muffa, abbiamo le finestre senza maniglie e io ho lavorato senza essere pagata, per cui non riesco a saldare l’affitto. Ogni mattina, appena sveglia, devo togliere la muffa con un raschietto, ma così non si può vivere. L’Ater dice di non avere fondi per sistemare il palazzo, ma qui ci stiamo ammalando tutti. Al secondo piano vivono due anziani che per respirare si aiutano con l’ossigeno, ma la muffa è ovunque. Qualche mese fa abbiamo persino dovuto chiamare i vigili del fuoco perché si staccavano i cornicioni”.

Un’altra residente nel palazzo racconta di essere disoccupata da tempo, al punto da non riuscire a pagare la quota mensile di condominio: “Dicono che sono morosa – racconta – e in effetti non trovo lavoro, ma quando ho i soldi pago. Però nella quota è compresa la pulizia delle scale, eppure l’impresa non passa da anni. Ognuno si pulisce il suo piano, e anche quando c’è stata l’alluvione ci abbiamo pensato noi a rimuovere più di un metro di fango”.

I più anziani sono rassegnati: “Vivo qui da 30 anni – dice un’altra donna – ma non è mai cambiato niente. Per fortuna ho un lavoro, ma tanto anche questa petizione servirà a poco”. Intanto, chi è riuscito a tirar fuori la sua auto dall’inferno di un anno fa, ha dovuto sborsare più di 6mila euro di tasca propria per riparare i danni, in attesa dell’assicurazione. “Ma tanto – alza le spalle il proprietario – quei soldi non arriveranno mai. Il muretto è crollato già un’altra volta: l’hanno rifatto ed è successo di nuovo”. 

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