Venerdì, 15 Ottobre 2021
Cronaca

Pellegrini è finalmente libero, ma rivendica l'accesso alle cure: "Altrimenti dovrò trasferirmi"

L'artista teatino ha incontrato la stampa con l'avvocato Di Nanna e il segretario di Rifondazione Acerbo, raccontando la sua odissea di malasanità e malagiustizia

Tornato libero una settimana fa, in anticipo di un anno, oggi Fabrizio Pellegrini, l’artista teatino affetto da fibromialgia, che coltivava da solo la cannabis per curarla, ha incontrato la stampa di fronte all’ingresso del policlinico di Chieti. Con lui l’instancabile avvocato Vincenzo Di Nanna, che segue da tempo l’incredibile vicenda giudiziaria, e il segretario di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo. 

“La scelta del luogo - ha spiegato Di Nanna - non è casuale: abbiamo scelto di convocare la stampa all’ingresso della Asl perché la storia di malasanità e malagiustizia di Fabrizio parte da qui, quando, nel 2010, si vide negato per la prima volta il diritto alla salute”. 

Pellegrini, infatti, ha un certificato medico che gli consentirebbe di accedere a farmaci a base di cannabinoidi, gli unici efficaci contro la sua malattia. Oltretuttto, nel 2014, la Regione Abruzzo ha approvato una legge, proposta proprio da Acerbo, per garantire l’accesso a quei medicinali. Eppure, con l’insediamento del governatore Luciano D’Alfonso, quella legge non è mai stata applicata. E, oltretutto, è stato modificata tariffe un provvedimento amministrativo, escludendo alcune patologie, tra cui la fibromialgia. “Ma questo - spiega Di Nanna - non si può fare: non si può modificare una legge tramite provvedimento amministrativo e in nessun caso può essere violata la Costituzione, che garantisce il diritto alla salute”. In più, la modifica voluta da D’Alfonso, in qualità di commissario ad acta alla Sanità, deriverebbe da un comma della stessa legge abrogato ancora prima della sua emanazione. 

Insomma, un labirinto in cui, a rimetterci, sono i pazienti come Pellegrini. A lui è toccato cercare di spostare la propria residenza, subire arresti e la detenzione in carcere. “Oggi - dice Di Nanna - è qui per rivendicare il suo diritto alla salute che è stato calpestato”. 

Non potendo accedere alle cure, come ha raccontato lo stesso Pellegrini, da 15 anni ha dovuto abbandonare la sua attività artistica. E, senza medicinali, è stato obbligato a commettere un reato, la produzione in proprio di cannabinoidi, per potersi curare. Così, è finito in manette.

“Sono stato perseguito dalla legge - racconta provato - e sono insoddisfatto dal sistema sanitario ancora carente. Nel periodo della carcerazione ho dovuto ricorrere alle farmacie private, pagando fior di quattrini, tramite prestiti degli amici che ancora mi sono vicino. Ricorrere a un reato è una modalità obbligata, perché la salute è un bene primario, che va garantito a tutti i cittadini”.

Con questo nuovo inizio, Pellegrini e il suo legale sperano che la situazione si sblocchi. “Se le cose non dovessero andare così - si sfoga - sarei costretto a trasferirmi altro. Ma spero che tutto si risolva, di poter tornare a svolgere la mia attività lavorativa e vivere una vita dignitosa in questo Paese”. 

Qualora i farmaci non venissero garantiti, l’avvocato Di Nanna annuncia “un nuovo ricorso giurisdizionale, che potrebbe assumere le forme del ricorso d’urgenza, trattandosi della violazione di un diritto fondamentale, con tutto quello che ne è conseguito e ne consegue”. Il suo assistito, infatti, è tuttora imputato al tribunale di Chieti per la produzione di sostanze stupefacenti.

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