Cronaca

Parto in casa, il racconto di una mamma: "Le Asl rimborsino le famiglie"

Claudia Toto, teatina, ha scelto di far nascere la sua secondogenita fra le quattro mura, assistita da 3 ostetriche: "Sono stata sostenuta e monitorata costantemente. Ho trovato solo vantaggi". E chiede alla sanità pubblica un investimento finanziario per chi fa questa scelta

“Ho partorito la mia seconda figlia in casa e non c’è paragone con il parto in ospedale”. Parola di Claudia Toto, mamma teatina, che ha scelto di raccontare la sua esperienza a Chieti Today per invocare un’attenzione maggiore della sanità pubblica verso chi sceglie di avere il proprio bimbo nella tranquillità delle sue quattro mura: “Non è giusto che le Asl non rimborsino le famiglie che fanno questa scelta – dice - anche perché si spendono molti soldi per altre cose. E poi vorrei che le mamme sapessero che esiste questa possibilità: partorire in un ambiente familiare, condurre la propria vita, non separarsi mai dal bambino. Per me è stato fondamentale anche non lasciare Davide, il mio primo figlio, che aveva 5 anni”.

La sua secondogenita, Sofia, spegnerà la prima candelina sabato (19 aprile), ma Claudia ricorda bene la gravidanza e i momenti in cui si è avvicinata al parto. “Quando è nato Davide, in ospedale, ero convinta di aver fatto un fantastico parto naturale e ho ripetuto per mesi che avrei partorito altre mille volte così. Nell’arco di un paio d’anni sono cambiate molte cose, è iniziato un percorso fatto di letture, informazione, condivisione e ho maturato il desiderio di far andare le cose secondo natura questa volta”.

Così quando è rimasta incinta per la seconda volta Claudia, interessata al parto in casa, si è messa alla ricerca di ostetriche che si occupassero di assistere le puerpere nella tranquillità di casa. E si è imbattuta nei contatti di Irene Marzetti e Chiara Ciucci: le è bastata la prima telefonata per capire che quelle professioniste erano le persone giuste.

“Mi sono trovata benissimo – racconta - mi hanno seguita costantemente e fino ad un mese dopo il parto. Io e Irene ci siamo viste più volte: lei mi misurava la pancia, mi guardava, controllava gli esami. Mi sono sentita sempre protetta, accolta con complicità ed empatia”. Dopo poco al viaggio verso la nascita di Sofia si è unita anche l’ostetrica ed osteopata Patrizia Turi (che oggi lavora a Chieti come libera professionista) e i mesi sono volati fino all’inizio del travaglio

È trascorso un anno, ma la mattina del 18 aprile resterà un ricordo indelebile per Claudia Toto: “Sono nervosa, Davide è malaticcio, i giorni precedenti sono stati difficili”, ricorda. Eppure l’arrivo dell’ostetrica di fiducia infonde sicurezza, ha tutto l’occorrente perché il parto avvenga senza alcun rischio per mamma e bimba, non c’è nulla da temere. Il battito è costantemente monitorato, non c’è fretta, nessuna lancetta che scandisce il tempo, nessun via vai di medici, infermieri, ostetrici, specializzandi. Solo la mamma, il bimbo pronto ad iniziare il suo viaggio e le persone che lei ha scelto per affiancarla in questa avventura.

Le ore del travaglio passano tranquillamente, Claudia racconta di sentirsi libera di assecondare il proprio corpo nel rispetto dei suoi tempi e delle sue esigenze. “Mangio, bevo, mi muovo, cambio posizione”, racconta. “Le ostetriche non sono mai invadenti, ma sono sempre accanto a me”. Le tre professioniste non lasciano la mamma neppure per un momento, capiscono le sue esigenze, le consigliano una doccia per rilassarsi. “Mi sento guidata, sostenuta, aiutata, capita, abbracciata”. In casa c'è il marito Massimiliano, che non intralcia, ma è una presenza costante e rassicurante

Alle 11.37 del 19 aprile 2013 nasce Sofia, “capelli neri, naso a patata, bocca carnosa”, ricorda la mamma. “È stato tutto naturale e in sicurezza, c’è stato il tempo di aspettare che il cordone ombelicale smettesse di pulsare per reciderlo. E fino ad un mese dopo il parto sono stata seguita costantemente”, racconta.

L’esperienza di Claudia è stata positiva, ma, precisa, “ci sono prerogative necessarie: i genitori devono essere convinti della scelta e non devono esserci problemi fisici”. E a chi non si fida di un’eventualità come quella del parto in casa, Claudia replica: “I rischi ci sono per ogni cosa. L’importante è rivolgersi a professioniste, con cui si crea un rapporto di condivisione. Io sono contentissima della scelta che ho fatto e riesco a vederne solo vantaggi”.

Resta però il rammarico per una sanità pubblica che non sempre ascolta le esigenze delle future mamme e dei loro piccoli, nonostante le richieste di parti in casa, con le dovute accortezze e seguiti da professionisti capaci, siano in crescita.

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