Cronaca

Palazzo d'Avalos si anima per l'estate e fa il pieno di eventi

Un programma pieno, da giugno ad agosto, per far conoscere a grandi e piccoli il simbolo della città di Vasto, che domina il paesaggio con la sua maestosità e il suo splendido giardino napoletano

Palazzo d'Avalos si anima per la stagione estiva e presenta un calendario ricchissimo di iniziative, per i più piccoli, come i laboratori creativi, e per i grandi, con le visite guidate. Un programma pieno, da giugno ad agosto, per far conoscere alla maggior parte di persone possibile il simbolo della città di Vasto, che domina il paesaggio con la sua maestosità e il suo splendido giardino napoletano.

È uno dei più significativi esempi di architettura rinascimentale abruzzese della seconda metà del Cinquecento. Sorto su preesistenze romane e altomedievali, ha inglobato i resti dell’edificio quattrocentesco costruito dai Caldora, poi, dall'inizio del XVI secolo, è stato residenza della nobile famiglia spagnola dei d'Avalos. Durante i tre secoli della loro signoria, fino all’occupazione francese, il palazzo assunse l’aspetto di una reggia. Vanta uno spettacolare giardino napoletano, rivolto verso il mare, riportato all’antico splendore da un restauro che gli ha restituito l’originale impianto tardo settecentesco. Oggi il maestoso edificio ospita al suo interno i Musei Civici articolati in varie sezioni, mentre il Quarto della Marchesa, l’ala del palazzo il cui restauro è stato recentemente ultimato, è dedicato alle mostre temporanee.

Il Museo Archeologico conserva reperti che testimoniano fasi storiche dall’Età del Ferro al periodo frentano (dal IX al III secolo a. C.), dalla fondazione e sviluppo della città romana di Histonium fino all’Altomedioevo. Tra i pezzi più significativi il raro sarcofago bisomo di Publio Paquio Scaeva e una lastra di bronzo in lingua osca. 

Attualmente le sale del museo Archeologico ospitano l'esposizione della collezione di lastre di rame incise da Nicola Tiberi, studioso vastese dell'Ottocento. Esponente dell'Arcadia, Tiberi ha riprodotto reperti archeologici della sua collezione privata, in parte tuttora visibili nelle sale del museo. Le lastre hanno un alto valore documentario e in linea col gusto arcadico mostrano reperti immersi all’interno di scenari bucolici, con rovine e uomini che emergono malinconicamente sullo sfondo.

Al piano nobile si trova la Pinacoteca con la ricca e preziosa Collezione Palizzi. Si tratta delle opere dei quattro fratelli artisti, originari di Vasto e fondamentale punto di riferimento per la pittura italiana dell’Ottocento. La raccolta comprende il nucleo di opere donate da Filippo Palizzi nel 1898. All'interno del percorso espositivo, articolato in cinque sale, si ammirano capolavori come “I Pastorelli”, “'Il Muletto”, “Olanda”. Interessanti anche le singolari acqueforti che illustrano gli usi e costumi della Napoli ottocentesca, le maioliche dipinte e gli strumenti da lavoro originali di Filippo. 

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