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Orsogna, il mistero dell'oro di San Rocco finisce su Rai Tre

Mi manda Rai 3 racconta lo scandalo scoppiato in estate, quando i fedeli hanno scoperto che il parroco aveva venduto gran parte degli ex voto per finanziare i lavori al tetto della chiesa. Ma ora la comunità lamenta che mancano molti altri gioielli

L’oro di San Rocco è finito sul piccolo schermo. Da Orsogna lo scandalo degli ex voto venduti dall’ormai ex parroco don Mario Persoglio è finita ieri mattina (lunedì 23 novembre), poco dopo le 10.30, su Mi Manda Rai3, trasmissione di servizio della terza rete pubblica condotta da Elsa Di Gati. 

In studio, a riannodare i fili che tiene banco nel centro del chietino da parecchi mesi, Mario Paolini, del comitato cittadino, e l’avvocato Delia Verna. Lo scandalo della sparizione dell’oro del santo, a cui gli orsognesi sono devotissimi, è scoppiato il giorno dopo Ferragosto, quando tradizionalmente la statua di San Rocco viene portata in processione per le vie della città. In tanti, quel giorno, si sono accorti che la statua era più spoglia del solito e la conferma è arrivata confrontando le fotografie della festa patronale di quest’anno con quella del 2014.

A rendersi conto, il giorno prima, che i conti non tornavano, erano state alcune donne del paese, incaricate per consuetudine di “vestire” il santo con l’oro donato, nei decenni, da generazioni di orsognesi. Il tesoro di San Rocco, infatti, era ricchissimo: si tratta di gioielli antichi, risalenti anche all’inizio del Novecento, regalati al santo da orsognesi emigrati, o dai tanti che patirono le sofferenze della guerra, che da queste parti si fece sentire feroce più che mai con durissimi bombardamenti e un lungo sfollamento

“Ho chiesto al parroco dove fosse l’oro - racconta una donna del paese intervistata da Rai3 - e mi ha detto che l’aveva venduto, perché il tetto della chiesa aveva bisogno di essere riparato”. Don Mario ha raccontato di aver portato, accompagnato da un avvocato, in un Compro Oro di Francavilla 1 chilo e mezzo d’oro, ceduto per 18mila euro e che quei gioielli sono ormai stati fusi e persi per sempre. Eppure, questa spiegazione non è bastata agli orsognesi. 

“C’è stata una vendita senza alcuna autorizzazione - lamenta Paolini in tv - senza informare la comunità e, cosa grave, il parroco ha messo bigiotteria sul santo. La questione è stata gestita in modo superficiale”. Il diritto prevede che, per un’operazione del genere, serva un’autorizzazione scritta del vescovo, che in questo caso non c’è stata, sebbene monsignor Bruno Forte fosse stato messo al corrente dal parroco di quanto stesse compiendo. 

Eppure, gli orsognesi continuano a non vederci chiaro: “Attraverso una ricostruzione - prosegue Paolini - ci si è resi conto che su quel santo ci fossero oltre 8-9 chili d’oro, gran parte di indiscutibile valore e pregio artistico”. Oro che, adesso, i fedeli di Orsogna vogliono indietro, sospettando senza mezzi termini che sia “al collo di qualche nobildonna”, o che sia stato venduto per scopi ben distinti dalla riparazione del tetto della chiesa parrocchiale. 

A tentare di calmare gli animi, in collegamento via Skype, don Nicola Del Bianco, in rappresentanza dell’arcivescovo, che ha assicurato che il nuovo parroco si occuperà di far chiarezza sulla vicenda. Don Mario Persoglio, infatti, ha chiesto di poter andare in pensione visti i sopraggiunti limiti di età. Dal 1° gennaio a Orsogna arriverà monsignor Giuseppe Liberatoscioli, a cui spetterà il gravoso compito di fare chiarezza su quale strada abbiano preso i gioielli donati al santo dagli orsognesi nei momenti difficili. 

Ma mentre la procura della Repubblica di Chieti ha archiviato il fascicolo sul tesoro del Santo, nella piazza principale di Orsogna i fedeli hanno allestito una mostra che fa vedere la ricchezza, non solo simbolica e affettiva, del tesoro portato via all’intera comunità senza alcun preavviso.

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