Operazione "Adriatico": il pentito Cozzolino e il clan Vollaro

Assieme ad altri affiliati a clan camorristici partenopei come i Ciminno e i Di Lauro, in provincia di Chieti Cozzolino-Belsole gestivano con modalità tipicamente mafiose una pluralità di attività illecite, legate principalmente al narcotraffico e al controllo delle piazze di spaccio

Le ordinanze di custodia cautelare emesse questa mattina nei confronti di 31 persone, di cui 18 in carcere, 11 agli arresti domiciliari e 2 con obbligo di dimora per i delitti di associazione di tipo mafioso, estorsione e traffico di sostanze stupefacenti, arrivano a conclusione di un’attività investigativa iniziata nell’aprile 2012 verso un sodalizio criminale di matrice camorristica attivo nell’area vastese e frentana. Le indagini erano essenzialmente rivolte a disarticolare l’associazione criminale facente capo a Lorenzo Cozzolino, elemento apicale di una fazione scissionista del clan napoletano “Vollaro”.

Cozzolino si era stabilito in provincia di Chieti, dapprima a Vasto e poi a Gissi, assieme alla sua convivente Italia Belsole, figlia  dell’ esponente di spicco del clan Vollaro. Nel chietino, assieme ad altri affiliati a clan camorristici partenopei, come i Ciminno e i Di Lauro, i carabinieri hanno appurato che gestivano con modalità tipicamente mafiose una pluralità di attività illecite, legate principalmente al narcotraffico e al controllo delle piazze di spaccio nell’area compresa tra Francavilla, Vasto, San Salvo ed altri comuni del chietino.

Cozzolino, nel periodo che va dal 2003 al 2008, con la sua organizzazione si era reso responsabile, quale esecutore o mandante, di numerosi atti di intimidazione, tentati omicidi e incendi di autovetture e beni immobili, riuscendo in alcune occasioni anche a superare le resistenze di alcuni rom stanziali dediti autonomamente allo spaccio.

A febbraio del 2012, all’indomani di un’operazione dell’Arma di Chieti denominata “Tramonto”, Cozzolino a la moglie iniziano a collaborare con la giustizia rendendo dichiarazioni alle D.D.A. di L’Aquila e Napoli.

Nell’ambito dell’indagine, a riscontro delle dichiarazioni dei due coniugi, sono stati rinvenuti e sequestrati, occultati all’interno di un casolare di proprietà di un appartenente all’organizzazione, alcuni silenziatori di fabbricazione artigianale, giubbotti antiproiettile, lampeggianti e manette prive di matricola. I carabinieri del RIS comparando alcuni bossoli ed ogive repertati in occasione di alcuni fatti di sangue susseguitisi negli anni, hanno confermatoil coinvolgimento in quei delitti dei coniugi Cozzolino-Belsole e dei propri sodali.

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“L’operazione di oggi, denominata “Adriatico” – ha detto il procuratore distrettuale antimafia Fausto Cardella -   ha messo in luce l’esistenza di un pericolosissimo sodalizio criminale che ha imposto, su una realtà territoriale tradizionalmente estranea a forme stanziali di criminalità organizzata, condizioni di assoggettamento e forme d’intimidazione ampiamente documentate e tali da contestare, per la prima volta nel distretto giudiziario abruzzese, la fattispecie dell’associazione di tipo mafioso".

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