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"No ai rimboschimenti": Wwf contro gli interessi economici legati al post-incendio

Anche alcuni Comuni contro questa scelta: "La natura deve fare il suo corso più che mai in un Parco. D’Alfonso dimostri di avere a cuore l’interesse di tutti gli abruzzesi e ci ripensi"

A pochi giorni dalla data fissata dal presidente della Regione Luciano D’Alfonso (il 13 settembre) per una riunione in Regione finalizzata a valutare la possibilità di chiedere una deroga al divieto, previsto dalla legge, di rimboschimento immediato delle aree devastate dal fuoco, il Wwf ribadisce la propria posizione: il rimboschimento semmai sciaguratamente deciso rappresenterebbe un gravissimo errore, da ogni punto di vista.

"Il primo errore è stato già quello di parlarne – lo hanno fatto l’assessore Andrea Gerosolimo e qualche giorno dopo il presidente D’Alfonso – a roghi in corso perché annunciare una simile intenzione avrebbe potuto (e non si può escludere che ciò sia realmente accaduto) indurre i piromani a intensificare la propria azione. Il secondo quello di escludere il Parco Nazionale della Majella dal tavolo del 13 - sottolinea l'associazione - Un errore ancora più grande sarebbe quello di dare seguito a quegli incauti annunci, sia dal punto di vista naturalistico che da quello economico. Ci sarebbe infatti un enorme spreco di risorse a danno e non in favore della montagna. Come il Wwf ha già avuto modo di scrivere un bosco artificiale si riconosce immediatamente per avere alberi tutti uguali, della stessa altezza e più o meno alla stessa distanza l’uno dall’altro. Un ambiente poco attrattivo, monotono e penalizzante dal punto di vista dello sviluppo della biodiversità. La ripresa naturale della vegetazione, anche se richiede tempi più lunghi, ha tutt’altro aspetto, “naturale” appunto, e garantisce, attraverso una accentuata biodiversità vegetale, la presenza di numerose e diversificate specie animali. Che oggi si parli di rimboschimento significa soltanto che non siamo stati capaci di imparare dagli errori del passato e che peraltro vogliamo rischiare di far rinascere la spirale perversa fiamme/ripiantumazione che la legge vuole combattere. Quelli che possono servire sono unicamente interventi puntuali di messa in sicurezza, ovviamente con ingegneria naturalistica, a fronte di eventuali criticità in relazione al dissesto idrogeologico. Per il resto occorre lasciare che la natura faccia il suo corso e niente altro. Più che mai in un Parco Nazionale".

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Analoga la presa di posizione assunta dal consiglio comunale di Sulmona: l’assise civica della città di Ovidio ha votato all’unanimità un ordine del giorno nel quale si boccia chiaramente l’ipotesi del rimboschimento e si sostiene invece che bisogna favorire “un naturale e fisiologico ripristino della vita del Morrone, anche e non solo al fine di evitare speculazioni di qualsiasi natura”. Una giusta presa di posizione che si aggiunge a quelle espresse da altre amministrazioni locali (Pratola Peligna, ad esempio) che hanno a cuore i reali interessi del territorio e che sanno dare peso alle valutazioni di carattere scientifico emerse in queste settimane e rilanciate pubblicamente nella manifestazione che il Wwf, insieme ad altre organizzazioni e a tanti cittadini, ha tenuto il 2 scorso a Pescara".

"La Società Botanica Italiana e qualificati dipartimenti universitari, compreso quello dell’Aquila – chiarisce il delegato Abruzzo del Wwf, Luciano Di Tizio –, studiano da anni queste problematiche e saprebbero ben consigliare sulla strada giusta da seguire. I rimboschimenti, tanto di moda in passato, in particolare nella prima metà del secolo scorso, hanno provocato danni alla biodiversità oltre a favorire indirettamente i malintenzionati (e le fiamme) per via proprio del giro di denaro che tali scelte hanno comportato. Lo abbiamo detto più volte e lo ribadiamo con forza: bisogna contrastare e non favorire gli interessi economici legati agli appalti post-incendio per le operazioni di rimboschimento. D’Alfonso dimostri di avere a cuore ciò che conta per la stragrande maggioranza degli abruzzesi e non gli interessi economici di pochi, dannosi peraltro per l’ambiente, cancellando dalla propria agenda questa idea sbagliata".

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