Cronaca

Serrata del commercio per salvare la città

Confcommercio e Wwf lanciano un appello per un'adesione massiccia alla protesta di lunedì "che - spiegano - ha l'obiettivo di rappresentare alla politica locale il malcontento della categoria, nella speranza di favorire un cambiamento di rotta"

Serrande abbassate e vetrine spente. Per i commercianti è scattato il conto alla rovescia per la serrata, in programma lunedì tra le ore 18 e le 19, promossa da Confcommercio e dal Wwf per ribadire la propria contrarietà all’arrivo in città di quattro nuove strutture di media distribuzione, una già inaugurata allo Scalo.

“Sappiamo bene che non sarà la nostra iniziativa a risolvere il problema - afferma Marisa Tiberio, presidente provinciale Confcommercio Chieti - ma è arrivato il momento di mettere da parte le battaglie di concetto portate avanti finora, con scarsi risultati, dando voce  ai commercianti che vivono tutti i giorni a contatto con problematiche che nella nostra città hanno raggiunto livelli di guardia. L’importante è segnalare il disagio, come del resto hanno fatto e stanno facendo in questi giorni autonomamente e con modalità diverse dalla nostra anche altre organizzazioni e gruppi di commercianti, perché è sentito da tutti”.
 

Nicoletta Di Francesco, presidente Wwf Chieti-Pescara, sottolinea i risvolti negativi che i nuovi insediamenti di media e grande distribuzione avranno per l’ambiente urbano: “Il Wwf aderisce alle forme di protesta in atto perché è diventato indispensabile e urgente a Chieti fermare il consumo del suolo e rendere la città pienamente vivibile – dice - Ci sono tante strutture vuote, spesso in precarie condizioni, che potrebbero e dovrebbero essere riutilizzate con intelligenza, con progetti innovativi e ben coordinati, come sta avvenendo, ad esempio, con le ex caserme Berardi e Bucciante. È quello l’esempio da seguire e non nuove colate di cemento. Occorre che la politica- conclude Di Francesco -  riconquisti il proprio ruolo e programmi autonomamente il futuro della città senza farsi condizionare, come purtroppo avviene da molti decenni a questa parte, dalle proposte degli imprenditori di turno che legittimamente perseguono i propri interessi, spesso lontani anni luce da quelli della cittadinanza”.  
 

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