Domenica, 24 Ottobre 2021
Cronaca

Morti sul lavoro per Covid: l'Abruzzo fra le prime tre regioni con i numeri più alti

È il dato che emerge da un'indagine elaborata dall'Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering di Mestre, sulla base dei dati Inail

L'Abruzzo è tra le cinque regioni italiane che nei 17 mesi di pandemia hanno fatto registrare il più alto indice di mortalità per Covid sul lavoro. È il dato che emerge da un'indagine elaborata dall'Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering di Mestre, sulla base dei dati Inail.

Peggio della nostra regione, è andata solo in Molise e Campania, ma numeri alti si sono registrati anche in Lombardia e Liguria. Tra le regioni in cui l'indice di mortalità è meno elevato risultano Trentino Alto Adige, Basilicata, Sardegna, Toscana e Veneto.

In questa ben poco edificante graduatoria, l'Abruzzo è sul terzo gradino, con un indice di incidenza sugli occupati di 43. Ci sono stati infatti 21 casi, il 3,3% dei 488.598 occupati.

A livello nazionale, da gennaio 2020 a maggio 2021, si sono contati 639 decessi. Ancora 39 vittime che si aggiungono a quelle rilevate a fine aprile 2021.

“Continuiamo a registrare nuove denunce di infortunio mortali e non mortali – sottolinea Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre – ma le percentuali di incremento si abbassano costantemente e questo è certamente dovuto all’effetto vaccini. I nostri grafici mostrano un costante decremento nel totale delle denunce di infortunio, mese per mese, che risultano essere addirittura dimezzate tra gennaio e febbraio e poi comunque in costante calo. Una tendenza favorita certamente dall’arrivo dei vaccini”.

Gli uomini rappresentano oltre l’83,6% delle vittime.

Sul fronte della mortalità per settore, l’89,8% delle denunce di morti sul lavoro per Covid rientra nell’Industria e Servizi. E in questa macroarea produttiva con il 25,1% delle denunce con esito mortale, c'è ancora il settore Sanità e Assistenza Sociale; seguono con il 12,8% il settore Trasporti e Magazzinaggi e con il 12,1% dei casi le Attività Manifatturiere (lav. prod. chimici, farmaceutica, stampa, industria alimentare…); con il 10,4% invece si trova il settore dell’Amministrazione Pubblica e Difesa (attività degli organi preposti alla sanità es. Asl, legislativi, esecutivi) e con il 9,5% quello del Commercio.

Intanto, in 17 mesi di pandemia e di emergenza, anche le professioni più colpite dal dramma sono e rimangono anche a fine maggio 2021 quelle dei tecnici della salute (infermieri, fisioterapisti) con il 10,7% dei casi. Seguiti da impiegati, addetti alla segreteria e agli affari generali (10,6%), conduttori di veicoli a motore (7%), i medici (5,9%). E ancora: operatori sociosanitari (4,5%), il personale non qualificato nei servizi sanitari e istruzione (portantini, ausiliari, bidelli) (3,7%).

Gli infortuni

Per quanto riguarda le denunce di infortunio legate al contagio, nel periodo compreso fra gennaio 2020 e maggio 2021, in tutta Italia ci sono state 175.323 denunce, ovvero circa un quarto del totale delle denunce di infortunio pervenute (secondo dati Inail). L’incidenza degli infortuni del mese di maggio dall’inizio della pandemia è dello 0,4%. Sette contagiati su dieci sono donne. La fascia d’età maggiormente coinvolta è quella tra i 50 e i 64 anni.

In questo caso, l'Abruzzo fra registrare l'1,6% del totale nazionale. 

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