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il luogo dove avvenne l'aggressione, in piazza Vico

il luogo dove avvenne l'aggressione, in piazza Vico

Morte Simone Daita, a giudizio il giovane che lo picchiò

Emanuele D'Onofrio rinviato a giudizio dal gip del tribunale di Chieti. Il giornalista Daita morì dopo un anno di coma

Si terrà davanti alla Corte d’Assise di Chieti il primo febbraio del 2017 il processo a carico di Emanuele D’Onofrio, l'operaio teatino di 24 anni accusato di omicidio preterintenzionale. D’Onofrio è ritenuto il responsabile dell’aggressione che condusse il giornalista teatino Simone Daita in stato di coma, dal quale non si riprese più fino al decesso, all'età di 54 anni, avvenuto a marzo di quest’anno.

I fatti risalgono a febbraio del 2015: quella sera in piazza G.B. Vico a Chieti, secondo l’accusa formulata dal pm Giuseppe Falasca, D’Onofrio reagì ad un pugno al mento sferratogli da Daita con pugni agli zigomi. Daita cadde rovinosamente riportando la frattura della squama occipitale destra e altre lesioni alla testa che determinarono lo stato di coma dal quale non si riprese più fino al decesso, il 15 marzo scorso, per le complicazioni sopraggiunte.

Per la morte di Simone Daita il gip del tribunale di Chieti Luca De Ninis ha rinviato a giudizio D’Onofrio, che è difeso dall’avvocato Roberto Di Loreto. Nell’udienza si sono costituiti parte civile i genitori di Daita, assistiti dall’avvocato Mauro Faiulli, che chiedono ciascuno 400 mila euro. I danni non patrimoniali chiesti invece dalle due sorelle e dal fratello del giornalista, assistiti dall’avvocato Enrico Raimondi, ammontano a 260 mila euro.

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