Le storie degli stranieri teatini: "Emigriamo perché i nostri figli morirebbero"

I racconti durante la presentazione della tavola rotonda Immigrazione/Integrazione organizzata dalla Caritas, oggi al Marrucino. La ex ministra Cécile Kashetu Kyenge non ci sarà poichè bloccata a Roma per lo slittamento della votazione sulla legge elettorale

La ex ministra Kyenge

La gente dovrebbe capire che cambiare Paese non è una decisione spontanea. Ci si mette in viaggio per aiutare la famiglia. Nel 2000 le banche ucraine si sono riprese tutti i nostri soldi. Io ero la preside di una scuola superiore, un buon lavoro, che mi piaceva molto, per 30 anni ho lavorato con i ragazzi. Ma ho avuto bisogno di lavorare per i miei figli, ero vedova da poco. Così sono venuta in Italia e mi sono messa a fare la badante. È stato faticoso, per 4 anni non ho visto la mia famiglia. Ma solo così ho potuto aiutarla”. È il racconto di Kateryna Alerhush, ucraina, presidente di “Nessuno escluso”, a dare l’idea concreta della migrazione. Di scelte che cambiano la vita e le dinamiche familiari, fatte di coraggio, lacrime, difficoltà e tantissimo sacrificio. "Quando vedo quel che sta succedendo in Ucraina adesso - prosegue - mi piange il cuore, perché abbiamo vissuto tantissimi anni come fratelli: russi e ucraini non sono divisi".

Parla della sua esperienza durante la presentazione della tavola rotonda Immigrazione/integrazione della Caritas diocesana, un appuntamento fissato per oggi (10 marzo) alle 17 al teatro Marrucino di Chieti. Ospiti dell’incontro dal titolo “Check point Italia: dal sud del mondo in cerca di speranza” l’arcivescovo Bruno Forte e il parroco di Lampedusa don Stefano Nastasi. Invece la ex ministra Cécile Kashetu Kyenge e , il sottosegretario all’Economia Giovanni Legnini non ci saranno poichè bloccati a Roma per lo slittamento della votazione sulla legge elettorale. E' previsto anche un collegamento telefonico con la cantante Fiorella Mannoia.

Si parlerà di integrazione e pregiudizi, di viaggi della speranza attraverso il deserto in cerca di futuro migliore, dei tanti, troppi, migranti, diventati un numero che alimenta le statistiche dei morti nell’Adriatico dopo traversate su carrette del mare.

Storie che non sono sterili racconti da tavola rotonda, ma esperienze dirette di chi ha vissuto quelle ferite e a fatica cerca di crearsi una nuova vita in un Paese diverso. Con la burocrazia lentissima, la cittadinanza che stenta ad arrivare e non è concessa nemmeno alle seconde generazioni, bimbi che su suolo italiano sono nati e cresciuti. “Qui la gente arriva perché ha una storia dietro – dice Gina Covelli Navas del Centro interculturale – legata alla geopolitica, al neocolonialismo. Qui veniamo per far vivere i nostri figli, lì non si può fare perché c’è la morte”. E chi arriva dall'Albania, dall'Eritrea, da ogni angolo del mondo, ha una storia da raccontare per ribadire a chiunque che nessuno è diverso, solo è nato in un posto meno privilegiato.

“Se la chiesa è profetica – conclude il direttore della Caritas don Enrico D’Antonio – deve annunciare che i diritti dei popoli non devono stare sotto gli interessi dei potenti. E le migrazioni devono indurci ad un’analisi precisa delle cause che le determinano. Questo incontro deve essere uno stimolo alla conoscenza precisa dei fenomeni migratori”.

Di spostamenti migratori e accoglienza si continuerà a parlare alla tavola rotonda di questa sera. Partecipano anche il sindaco Umberto Di Primio, il direttore della Caritas don Enrico e modera Filippo Di Giovanni della Caritas diocesana.

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