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Domenica, 16 Giugno 2024
Cronaca

Maxi-frode fiscale scoperta dalla guardia di finanza: sequestrati beni per oltre 12 milioni, perquisizioni anche in Abruzzo [VIDEO-FOTO]

L'indagine è partita ed è stata coordinata dalle fiamme gialle di Terni con i militari impegnati nell'esecuzione del mandato disposto dal gip (giudice per le indagini preliminari) anche in Abruzzo. Quattordici le province italiane coinvolte con l'operazione arrivata fino in Romania

Una frode fiscale milionaria con sequestri preventivi a seguito di perquisizioni eseguite in tutta italia e quindi anche in Abruzzo (in provincia di L'Aquila), per un totale di oltre 12 milioni e mezzo di euro. Sequestri che hanno interessato 42 persone fisiche e 39 persone giuridiche. A emettere il mandato su tutto il territorio nazionale ed estero è stato il gip (giudice per le indagini preliminare) del tribunale di Terni ed eseguito dai militari della guardia di finanza del comando provinciale di Terni con il supporto dei militari del servizio centrale Ico dei reparti del corpo territorialmente competenti. 

I reati contestati sono quelli di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale, al riciclaggio ed all’autoriciclaggio, impiego di denaro proveniente da delitto in attività economiche, indebite compensazioni, dichiarazione infedele, omessa dichiarazione ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Quattordici le province in cui è stato eseguito il mandato e cioè, oltre L'Aquila 14 Milano, Torino, Biella, Novara, Verona, Lucca, Teramo, Viterbo, Roma, Napoli, Potenza, Catania e Sassari. A queste si aggiunge la Romania con l'operazione che ha visto la collaborazione delle autorità giudiziarie tramite Eurojust. 

L’attività è stata posta in essere a seguito di una complessa ricostruzione della posizione fiscale e finanziaria di diversi soggetti economici e persone fisiche, effettuata attraverso il monitoraggio dei flussi finanziari che ha consentito di ricostruire la rete associativa criminale.

L’indagine è stata originata da un controllo fiscale effettuato nei confronti di una società di consulenza tributaria e fiscale, formalmente residente a Roma, ma operante effettivamente nel ternano, che avrebbe svolto la funzione di “garante” nell’istituto dell’accollo tributario con il ruolo di intermediario tra il soggetto accollante ed il soggetto accollato.

Maxi-frode fiscale scoperta dalla gdf di Terni: perquisizioni e sequestri anche in Abruzzo

In sintesi la società di consulenza, mediante contratti di natura civilistica, avrebbe garantito la buona riuscita dell’operazione di compensazione di debiti erariali di molteplici contribuenti, sparsi su tutto il territorio nazionale, con crediti fiscali generati da società terze, fornendo anche la consulenza legale in caso di controllo dell’Amministrazione finanziaria. Dalle attività amministrative effettuate sarebbero emersi infatti palesi anomalie in relazione della generazione del credito Iva vantato dalle società, rivelatesi mere cartiere e denominate tecnicamente “accollanti”, atteso che le stesse risultavano per lo più prive della capacità economica e operativa atta a generare una esposizione creditoria di tale entità.

Il meccanismo fraudolento ricostruito avrebbe stato attuato mediante la creazione di diverse società intestate a soggetti nullatenenti, privi di fonti di reddito certificate, al solo fine di generare ed esporre in dichiarazione un ingente credito d’imposta non giustificato dalla necessaria documentazione contabile. Il sodalizio si sarebbe avvalso di alcuni professionisti compiacenti che attestavano falsamente la genuinità delle dichiarazioni fiscali, mediante l’apposizione di visti di conformità non realmente comprovanti la realtà societaria.

Successivamente, il credito Iva secondo quanto ricostruito dalle indagini, veniva ceduto mediante la stipula di contratti d’accollo tributario, tra le società accollanti (società cartiera titolare del credito) e le accollate (società titolari del debito tributario) e una società garante. Il contratto serviva a fornire simulatamente una giustificazione legale alle operazioni di compensazione.

L’accollante (società cartiera) che aveva generato il credito fittizio, tramite la società garante avrebbe quindi “versato” per conto del contribuente (accollato), reale debitore verso l’erario, l'Inps e l'Inail, le imposte dovute attraverso la presentazione di modelli F24, e percependo quale compenso, il 60/70 percento dell’imposta dovuta. Alcuni soggetti indagati, tramite società create in Romania, avrebbero emesso fatture per operazioni inesistenti che successivamente venivano inviate in Italia che hanno utilizzato per bonificare all’estero i profitti illeciti derivanti dall’attività criminosa.

Consegnate alla procura le risultanze dell'indagine, l'autorità giudiziaria ha disposto gli accertamenti tesi a raccogliere ogni elemento utile per dimostrare le condotte del reato di indebita compensazione di crediti inesistenti disponendo, tra l’altro, l’acquisizione della documentazione bancaria.

Dalle attività delegate sarebbero quindi emersi evidenti punti di connessione tra le indagini in corso da parte del nucleo Pef  di Terni e le investigazioni condotte dal gruppo di Terni in materia di riciclaggio o reimpiego di capitali di illecita provenienza. Sarebbe così emerso come alcune delle disponibilità economiche frutto della condotta illecita analizzata nelle indagini svolte dai militari del nucleo siano state impiegate, tra l’altro, per l’acquisizione di un deposito di prodotti petroliferi insistente su Terni del valore di 450mila euro

E' a questo punto che si è arrivati al decreto di sequestro preventivo nei confronti delle 39 società ritenute coinvolte. I sequestri hanno interessato immobili, conti correnti, gioielli, orologi e altri oggetti di lusso oltre a titoli bancari e denaro contante.

“L’attività svolta testimonia l’impegno quotidiano delle fiamme gialle per evitare l’inquinamento dell’economia con capitali di provenienza illecita ed il sinergico operare delle autorità giudiziarie e di polizia nazionali ed estere – sottolinea la guardia di finanza di Terni nella nota diffusa - per impedire la monetizzazione dei falsi crediti e garantire le imprese oneste, che vengono così tutelate dall’illecito vantaggio competitivo ottenuto da aziende concorrenti che frodano il fisco”.

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