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Terrorismo: marocchino espulso, era già stato allontanato dal centro di preghiera

L'uomo, 37 anni, rimpatriato nella notte, viveva a Chieti da 10 anni e lavorava in città. Ma gli altri musulmani della provincia non condividevano il suo inneggiare alle stragi

Da predicatore del centro di preghiera di Fara Filiorum Petri era stato allontanato dagli altri musulmani proprio per le sue posizioni estremiste. Ma questo non ha impedito all’uomo di nazionalità marocchina rimpatriato ieri sera (giovedì 24 marzo) di continuare con i suoi tentativi di proselitismo, inneggiando alla jihad, plaudendo alle stragi terroristiche di Parigi e Bruxelles, affermando la volontà di voler andare a combattere in Siria con l’Isis

Il punto è stato fatto questa mattina (venerdì 25 marzo) in una conferenza stampa in questura, alla presenza del questore Vincenzo Feltrinelli, del capo della Digos Patrizia Traversa e del dirigente dell'Ufficio stranieri Stefania Fasoli. Si è appreso così che l’uomo, 37 anni, viveva regolarmente a Chieti da 10 anni, con moglie e figli. Era impiegato nel mattatoio comunale, da cui era stato licenziato e da quasi un anno i suoi movimenti erano nel mirino degli esperti dell’antiterrorismo della questura di Chieti. 

E proprio le intercettazioni degli agenti della Digos hanno permesso di capire cosa predicasse il finto Imam: diffondeva odio e promuoveva reclutamenti. Le indagini hanno fatto emergere una minaccia per la sicurezza dello Stato, visto che l’uomo avrebbe potuto agevolare organizzazioni o atti terroristici. 

Sulla vicenda, seguita da vicino anche dal ministro degli Interni Angelino Alfano, vige ovviamente il massimo riserbo. Non è escluso che, fra i conoscenti del marocchino, possano esserci altri stranieri, all’apparenza integrati, portatori però di posizioni integraliste. 

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