Casacanditella scende in piazza dopo l'interdizione del primo cittadino: "Rivogliamo il nostro sindaco"

Il sindaco è stato interdetto dalle pubbliche funzioni dopo essere stato agli arresti domiciliari, per circa un mese, accusato di presunte tangenti percepite. I cittadini parlano di "pseudo giustizia"

Dopo gli arresti, a cui è seguita la scarcerazione in meno di un mese, il primo cittadino è interdetto dallo svolgimento delle funzioni pubbliche per un anno. Ma i suoi concittadini non ci stanno e scendono in piazza uniti da un'unica volontà: "Rivogliamo il nostro sindaco". Accade a Cascanditella, dove per domani (sabato 14 aprile), alle ore 10, davanti al municipio, è stata organizzata una manifestazione in favore del sindaco Giuseppe D'Angelo. 

Questi era finito agli arresti domiciliari il 27 settembre dell'anno scorso perché, secondo la procura di Avezzano, avrebbe favorito illeciti, percependo tangenti per 10mila euro. Meno di un mese dopo, D'Angelo era tornato in libertà. E ora, i cittadini rivendicano un sindaco "a tempo pieno", mostrando piena solidarietà al primo cittadino eletto nel 2016 con il 55% dei voti. Si legge nell'invito alla manifestazione:

I cittadini di Casacanditella, dopo mesi di attesa, hanno deciso di scendere in piazza a favore del proprio sindaco, per far conoscere all'opinione pubblica le motivazioni per le quali, una "pseudo giustizia", priva un cittadino, prima che un rappresentante di volontà popolare democraticamente espressa, del sacrosanto diritto alla "libertà". 

La manifestazione ha subito incontrato la solidarietà di altri amministratori locali. Dopo essere tornato in libertà, a ottobre, D'Angelo si era sfogato in una dura lettera: 

La Procura della Repubblica di Avezzano mirava e mira alle mie dimissioni.In sede di interrogatorio, allorché i miei legali facevano notare al gip che la Procura avrebbe fatto meglio ad interrogarmi prima di richiedere gli arresti domiciliari, mancava poco che il pm . abbandonasse l'aula; ha asserito che era offeso che qualcuno avesse fatto osservazioni sul suo operato in pubblico, che i miei legali erano riusciti a metterlo di traverso fino al giorno della morte, che non vi era un obbligo giuridico di disporre l'interrogatorio ma che vi erano dei doveri morali e deontologici per gli avvocati di fare una buona difesa per i propri assistiti.

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Intanto sono stato recluso con l'infamante accusa di aver percepito circa 10.000 euro di tangenti, accusa da subito sgretolatasi avendo dimostrato che il danaro non l'ho né percepito né mai è transitato per le mie mani: era stato direttamente consegnato a diversi Comitati di Casancanditella per opere in favore della collettività o per il tendone per la serata di beneficenza per la piccola Noemi.

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