Cronaca

Chieti non si lega: le sardine riempiono piazza Vico contro l'intolleranza

Testimonianza speciale di Carlo Troilo, figlio del fondatore della Brigata Majella, per la manifestazione dedicata alla senatrice a vita Liliana Segre

Una festa a base di musica dal vivo di band locali, testimonianze anche di rilievo e un microfono aperto a chiunque volesse dire la sua contro l'intolleranza: così, ieri sera, le "Sardine" abruzzesi hanno animato piazza G.B. Vico, al motto di "Chieti non si lega".

Gli organizzatori si aspettavano forse qualche numero in più, ma la folla che, anche da fuori provincia, ieri ha invaso pacificamente il salotto buono della città era un colpo notevole per un freddo sabato sul Colle, in un centro storico che ormai da anni non registra più le numerose presenze di un tempo. 

Non era una manifestazione elettorale nel senso stretto del termine - anche se organizzata proprio all'inizio della fase più importante della campagna che porterà alla scelta del nuovo sindaco - ma un evento contro l'intolleranza, in onore dell'impegno della senatrice a vita Liliana Segre, con più di un riferimento alla Lega di Matteo Salvini, che solo pochi giorni prima è arrivato in Provincia, a qualche metro dalla piazza dell'evento delle Sardine. Dalla panchina scelta come palcoscenico improvvisato, gli organizzatori Gennaro Spinelli e Deborah Cieri hanno coordinato i tanti interventi che si sono susseguiti, con un monito ai partecipanti: "Riflettere e votare in maniera consapevole". 

Ospite d'onore delle Sardine, prima di tutti gli altri interventi, è stato Carlo Troilo, il figlio del fondatore e comandante della Brigata Majella, Ettore Troilo. "Voi - ha detto alla piazza - siete come eravamo noi nel '56: i fascisti ci sono sempre stati e noi dobbiamo respingerli".

Al termine della manifestazione, è stato dedicato un pensiero a due teatini scomparsi nei giorni scorsi: la presidente dell’Anffas Gabriella Casalvieri, a cui ieri è stato dato l'ultimo saluto, e l’anziano morto la settimana scorsa, in seguito al terribile incidente sulla scala mobile. Infine, un minuto di silenzio per invocare la liberazione di Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’università di Bologna, arrestato qualche settimana fa al Cairo e ancora recluso senza alcuna ragione apparentemente valida. 

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