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Soffre di una malattia rara: i medici dell'ospedale la mandano dal primario sospeso

Il caso di Adriana Martino che soffre di sensibilità chimica multipla: dopo diverse sofferenze, è stata operata in una clinica privata dal professor Tenaglia per la rimozione di uno stent uretrale

Una peripezia sanitaria durata un anno e terminata, fortunatamente, in maniera positiva, poteva costare la vita ad Adriana Martino, critica d’arte, operata d’urgenza e letteralmente salvata da Raffaele Tenaglia, ex primario del reparto di Urologia del Santissima Annunziata, da cui però è stato sospeso dopo l’indagine a suo carico per peculato. 

La paziente è stata assistita in questa lunga disavventura dall’associazione Sos Utenti, che oggi parla di “burocrazia e omissione di soccorso da parte di altri medici” degli ospedali di Pescara e Ortona. 

Adriana Martino, infatti, soffre di sensibilità chimica multipla, una patologia rara che causa una serie di sintomi diversi, spesso di difficile intuizione, che condanna i pazienti a stare lontani da sostanze molto differenti tra loro, a costo della vita.

L’intervento, denuncia Sos Utenti, avrebbe incontrato diversi ostacoli proprio in ospedale, a causa dei dissidi irrisolti fra l’azienda sanitaria e il chirurgo originario di Orsogna. “Così - racconta l’associazione - uno stent uretrale che andava rimosso dopo un mese dall’intervento, è diventato un’avventura medica”. 

Prima, nell’autunno dell’anno scorso, ci provano i medici dell’ospedale di Chieti, manesca successo. Così Adriana Martino viene dirottata dall’ex primario, consigliato dagli stessi medici di Urologia. E il professor Tenaglia, in una clinica privata di Roma, ha finalmente potuto operare la paziente, messa a rischio dalla presenza della protesi, fiaccata dalle infezioni e, prosegue Sos Utenti, da “rischi ulteriori nel disordine della sanità”. Grazie all’intervento di Tenaglia, il problema è stato risolto. “Questo - spiega Sos Utenti - grazie anche alla giusta strumentazione di cui ha potuto godere la sala operatoria. Una piccola strumentazione di cui la Asl di Chieti non era nemmeno dotata. Questo ha comportato un costo sanitario personale importante, nonostante la prestazione del prof. Tenaglia sia stata totalmente gratuita e a disposizione della buona conclusione del caso”. 

E l’associazione solleva il caso: vale la pena tenere un medico valido dalla Asl di Chieti, pur sapendo che i suoi colleghi vi dirottano i pazienti, costretto ad operare in una clinica privata, con un aggravio di costi per la sanità?

Per Adriana Martino, l’incontro con Tenaglia ha segnato la fine di un incubo: “Sono riconoscente e grata al professor Tenaglia che ad aprile 2015 mi ha salvato la vita. Nutro per lui eterna devozione. Per il resto è stato come uscire viva da un lager, tra gli accanimenti terapeutici condotti a vario titolo su di me e l'aggressività di qualcuno tra gli ausiliari, quando rifiutavo - per consapevolezza dei danni a cui andavo incontro com'è poi stato - alcune terapie o farmaci. La difficoltà tuttora è quella di riuscire ad articolare un possibile discorso sull'esperienza, violenta, nella corsia dell'ospedale da parte di alcuni medici e infermieri, dopo il validissimo, straordinario intervento chirurgico di Tenaglia. La ricostruzione sul piano emotivo e di catastrofe, per me, sta avvenendo solo ora. Solo ora riesco a metabolizzare l’inutile disagio e pericolo post operatorio a cui sono stata esposta a causa di diatribe interne alla Asl. Tuttavia il responsabile numero uno rimane il ministero della salute che non produce protocolli e istruzioni di soccorso o intervento nei confronti di certe patologie lasciando misconosciute tra l'altro tutte le ipotesi non solo di intervento ma anche di prevenzione”.

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