Licenziamento per 11 lavoratori della Weatherford Mediterranea spa di Ortona

Si è conclusa la vertenza, ma i sindacati lamentano che l'azienda non è stata aperta ad altre soluzioni

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday

Si è concluso venerdì 21 febbraio, nella sede regionale di via Passo Lanciano, a Pescara, la vertenza per la procedura del licenziamento collettivo di 11 lavoratori della Weatherford Mediterranea SpA di Ortona (soluzioni innovative e tecnologiche per l’industria del petrolio, del gas e della geotermia).

Secondo l’azienda, l’esubero dei lavoratori è stato dovuto al perdurare di una situazione recessiva del settore di appartenenza Oil & Gas sia a livello nazionale sia anche a livello europeo e globale, che ha portato ad un impatto negativo sul numero delle commesse e ad una previsione di riduzione del fatturato complessivo del 2019 pari al 30% a confronto del 2018.

75 giorni, il tempo della procedura dove l’azienda non ha dato la minima apertura a qualsiasi soluzione, sia essa cassa integrazione, piuttosto che un part time o la ricerca di possibili 11 (a inizio vertenza 12) licenziamenti volontari su tutti i 130 lavoratori anziché individuare, da parte dell’azienda, la maggior parte di loro in un specifico settore di circa 23 unità.

Lo sforzo dei sindacati Cgil (Carlo Petaccia), Cisl (Stefano Di Crescenzo), Uil (Giuseppe D’Annibale) e Ugl (Fabrizio Mancini) è stato energico, con il rifiuto totale dei licenziamenti e l’estenuante pressione per una possibile cassa integrazione a tutela sia dei lavoratori soprattutto, ma anche della stessa azienda che non si sarebbe vista indebolita di profili professionali esperti e formati negli anni. Purtroppo il tutto è stato vano, e la preoccupazione che un domani possono essere dichiarati nuovi “esuberi” in altri settori dell’azienda, è molto forte.

Il comportamento assunto dall’azienda non ha fatto certo onore alla Weatherford Mediterrenea, perché se è pur vero che il settore petrolifero, come molti altri, è in crisi e le casse integrazioni aumentano a vista d’occhio, va anche detto che una simile rigidità, portata a termine per l’azienda in modo così duro, siamo certi che sia stata la soluzione più positiva? Questo loro atteggiamento desta ancor più apprensione per un prossimo futuro. Alla luce di quanto accaduto, è evidente che in un domani che speriamo non arrivi mai, da parte della Ugl le forme di lotta saranno sicuramente diverse e più coinvolgenti, perché non può passare il messaggio che ci può rifiutare di qualsiasi ammortizzatore sociale che lo Stato mette a disposizione delle aziende e a tutela dei lavoratori.

Per onore di cronaca, la vertenza si è conclusa con un accordo che garantisce a coloro che si faranno volontariamente avanti per l’incentivo all’esodo entro il 4 marzo c.a., un minimo economico che va a crescere in base all’anzianità anagrafica (superiore o inferiore a 50 anni), di anzianità di servizio e di carichi familiari (moglie e figli). Accordo richiesto, seppur a malincuore, anche dai lavoratori nell’ultima assemblea prima della chiusura dei termini, visto che l’azienda restava ferma sulle sue posizioni e non vi era via di uscita. Viene comunque garantito loro una precedenza di riassunzione nei futuri 18 mesi, qualora l’azienda dovesse avere nuove commesse che garantirebbero nuovi posti di lavoro.

Fabrizio Mancini (Segreteria Utl/Ugl Chieti con delega ai rapporti con enti, istituzioni, Comuni, aziende, stampa), Giuseppe Lupo (vice segretario Utl/Ugl Chieti con delega alle relazioni sindacali)

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