Cronaca

LETTORI Megalò bis: perchè si parla solo di chi è contro?

Se lo chiedono due lettori, i quali, spostando l'attenzione sui posti che iniziative del genere contribuiscono a creare, ritengono che il vero problema a Chieti sia la perdita del lavoro

Da giorni sui media locali va in scena l'attacco della politica locale e dell'ambientalismo al Comitato Via, il quale, la scorsa settimana, tra i 14 progetti approvati, ha dato il via libera alla realizzazione del Megalò due, nuovo parco commerciale tematico tra i comuni di Chieti e Cepagatti.

Quello proposto dalla Sirecc e progettato dall'ingegner Domenico Merlino è qualcosa di più di un semplice centro commerciale: sarà infatti un locale di 30mila metri quadrati suddiviso in quattro parti destinate alla vendita (anche bricolage e articoli sportivi) collegate a un grande hotel.

Se molti pensano che l'ennesimo centro commerciale decreterà la morte finale del piccolo commercio e avrà un impatto ambientale non indifferente, c'è anche chi, fuori dal coro, si chiede perchè l’unica voce degna di essere ascoltata oggi a Chieti, sia quella pro-commercianti.

Il lettore Antonio Di Muzio ci ha inviato una nota nella quale accusa: "Poco importa se i terreni intorno a Megalò restano abbandonati con sterpaglie, erbacce e rifiuti: l'importante è che non si faccia Megalò 2 e il centro polifunzionale; poco importa che 170.000metri quadrati dell’ex zuccherificio restino come Cassino dopo i bombardamenti alleati, basta che non si faccia il Parco acquatico. Chissà se Acerbo abbia mai chiesto ai disoccupati della ex Burgo, della ex Oliit o della Sixty se preferirebbero essere assunti a Megalò 2, magari a tempo determinato, per un anno o stare a spasso".
 "Queste strutture  - aggiunge Emidio Del Biondo, sostenendo la posizione di Di Muzio - potrebbero dare occasioni di sano divertimento e attività sportive ai giovani e maggior visibilità anche al centro storico, con opportune iniziative, tipo info point e altre".

Per il lettore l'unica voce più equlibrata nel pot pourri di dichiarazioni ascoltate negli ultimi tempi è quella del sindaco Di Primio, il quale, pur parlando di “squilibrio a favore dello scalo”, aggiunge che occorre andare avanti con i progetti delle case dello studente a Chieti alta e che la parte alta e quella bassa hanno vocazioni diverse. "Ma il vero problema - conclude Di Muzio -  non sono i centri commerciali o altre strutture similari, il dramma di Chieti è che da 30 anni non si apre una fabbrica e le poche rimaste sono in crisi. In 20 anni la città ha perso 7.000 posti di lavoro. A Chieti non si lavora più, non si produce più, quindi si consuma molto di meno, ergo il commercio è in crisi. Questo è il vero problema, il dramma di Chieti e non solo, non il Megalò 2 o 3".
 

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