Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca

Chieti e i campanilisti: Vignali scrive al giornalista de La Stampa

Lettera del membro del Comitato in difesa della Provincia in risposta all'articolo apparso sul quotidiano lo scorso 1° novembre di Pierangelo Sapegno: "Sul water o in piazza, l'Italia dei campanili che ripudia i cugini"

Con riferimento all'articolo pubblicato su "La Stampa" de il 1/11/2012 a firma dell'illustre giornalista Pierangelo Sapegno, intitolato "Sul Water o in piazza l'Italia dei campanili che ripudia i cugini", in cui sono stato citato come storico e politologo teatino, vorrei fare alcune precisazioni, poiché sono state scritte delle inesattezze sulla reale sorte della Provincia di Chieti e sull'attività del Comitato di cittadini, nato spontaneamente in difesa della stessa, di cui faccio parte.

Nel suddetto articolo il giornalista afferma che la Provincia di Chieti è stata "cancellata" dal governo, ma questo non corrisponde giuridicamente esattamente al vero, poiché nell'eventuale fusione con Pescara, è quest'ultima provincia ad essere accorpata alla nostra, che va ricordato, è l'unica in Abruzzo ad avere tutti i requisiti governativi demografici e territoriali per sopravvivere.
 
Purtroppo, però, la nostra situazione è ormai un "caso" nazionale più unico che raro, poiché non solo il governo, nonostante i requisiti di legge e il progetto a tre provincie (Chieti, L'Aquila e Pescara - Teramo) presentato dal nostro Sindaco e dal Presidente della nostra Provincia, nonostante il nulla di fatto del Cal Abruzzo e la "non decisione" della Regione che si è lavata le mani come Ponzio Pilato, non ci ha permesso di restare autonomi come provincia, accorpandoci con Pescara, con una decisione che è un vero e proprio scippo per la Città di Chieti, che così perderebbe lo status di capoluogo a favore della più popolosa città di Pescara, per il famigerato Comma 4 bis.

Inoltre, nell'articolo, il giornalista Sapegno, mette in discussione con un fine gioco di parole la portata della manifestazione organizzata dal Comitato in difesa della Provincia di Chieti, sostenendo che da sue fonti, eravamo solo poche decine di persone: io non so chi sia la sua preziosa fonte di informazione, ma posso affermare con assoluta certezza, che quanto scritto nell'articolo non corrisponde assolutamente al vero, in quanto, come documentato dai filmati apparsi anche sulla RAI, e da notizie pubblicizzate sugli organi d'informazione locali, gli aderenti allo sciopero di protesta erano nel complesso almeno 2000, fra partecipanti al corteo (circa 1000 persone ), partecipanti al presidio, studenti, dipendenti pubblici e commercianti scioperanti e semplici cittadini.

Vorrei, infine, precisare come nell'articolo le lotte dei Comitati cittadini in difesa dei capoluoghi di provincia soppressi vengono bollate come campanilistiche e folkloristiche ma, in ogni caso, al di là dell'importanza storico - identitaria che in Italia hanno le entità particolaristiche locali comunali e provinciali, la questione non è di semplice campanile e neanche di solo prestigio: in ballo ci sono le sedi provinciali di decine di organi periferici dello Stato, di associazioni ed ordini professionali, che si traducono in posti di lavoro, lavoratori, dunque in bilanci famigliari e quotidianità di centinaia di persone e delle loro famiglie, perciò chi parla di mero campanile evidentemente non ha capito il giusto senso della nostra lotta.

Pertanto, questo governo, dopo aver sacrificato per esigenze finanziarie di bilancio gli interessi della collettività e del bene comune, svuotando all'inverosimile le tasche dei contribuenti, invece di decidere di riorganizzare gli enti periferici dello Stato, abolendo alcune provincie si ed altre no, dilaniando il Paese con risorti odi campanilistici ormai sopiti da tempo, avrebbe fatto meglio ad abolire tutte le Provincie, come vogliono la maggior parte degli italiani.Finché questo non avverrà, la città di Chieti e la sua Provincia, che hanno tutti i requisiti di legge, lotteranno per la propria autonomia e per salvare in ogni caso lo status di Chieti capoluogo a cui sono legate le sorti economiche di una intera comunità e di migliaia di famiglie e di lavoratori.
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