Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

Dossier Legambiente: aumentano i reati ambientali in provincia di Chieti

Al calo della media nazionale corrisponde un aumento locale, specie per le infrazioni sul ciclo del cemento. La procura teatina è una delle 17 in Italia ad indagare su smaltimenti illegali di rifiuti derivanti dalla bonifica di siti inquinati

Aumentano i reati ambientali in provincia di Chieti, nonostante il calo della media nazionale, e in tutto l’Abruzzo. È il dato più rilevante dall’annuale dossier “Ecomafia 2014” curato da Legambiente, dedicato quest’anno alla memoria di Ilaria Alpi, Miran Hrovatin e del sostituto commissario di polizia Roberto Mancini, scomparso per la malattia contratta indagando sui traffici dei rifiuti fra Campania e Lazio.

L’Abruzzo è al 13esimo posto della classifica nazionale dell’illegalità ambientale, con 811 infrazioni, 705 denunce e 203 sequestri. E la procura del capoluogo teatino si aggiunge alle altre 16 in tutta Italia che dal 2002 indagano su smaltimenti illegali di rifiuti derivanti dalla bonifica di siti inquinati. Il lavoro delle 17 procure, fra cui quella di Chieti, ha portato a 150 ordinanze di custodia cautelare, 550 persone denunciate e 105 aziende coinvolte. E sempre Chieti ospita il processo per la discarica illegale di Bussi sul Tirino, definita “una delle più grandi vergogne industriali d’Europa”. Nel rapporto di Legambiente si ricorda che, secondo lo studio dell’Istituto superiore della sanità pubblicato ad aprile, l’acqua contaminata è stata distribuita a circa 700mila persone, la maggior parte della popolazione abruzzese.

Nel dossier annuale la provincia di Chieti conquista un posto anche per un’altra pagina nera, il sequestro, ad opera della Guardia di finanza, di un’area di oltre 2mila metri quadrati invasa da rifiuti tossici e pericolosi, nei pressi di un torrente fra Monteodorisio e Vasto.

Il chietino ha raggiunto anche il maggior numero in regione di infrazioni sul ciclo del cemento, aumentate in maniera esponenziale dopo il terremoto del 2009. Durante l’anno passato ne sono state accertate 215, 72 in provincia di Chieti, 61 nell’aquilano e nel teramano, 21 nel pescarese.

Sebbene l’Abruzzo e la provincia di Chieti non facciano misurare i record negativi delle regioni maglia nera per i reati ambientali – Campania, Sicilia, Puglia e Calabria – la regione non è immune da questo male. “C’è un nuovo aspetto preoccupante di queste attività – spiega il presidente di Legambiente Abruzzo, Giuseppe Di Marco, che si muovono con strategie sempre più sofisticate, camuffate di legalità che si espandono verso nuovi settori”.

Per questo nel rapporto Legambiente fa “un appello alla responsabilità di tutti” per l’introduzione dei reati ambientali nel codice penale. Oggi la legge, approvata alla Camera, giace al Senato in attesa della discussione. Un passo avanti, seppure minimo, c’è stato: nel testo sono stati introdotti i nuovi reati di inquinamento e disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività e di impedimento al controllo.  

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