Cronaca

Sette lavoratori su otto del ristorante non risultano assunti: maxi sanzione per il titolare

Due delle persone in servizio al momento dei controlli sono risultate beneficiarie del reddito di cittadinanza, un'altra dell'indennità mensile di disoccupazione

Immagine di repertorio

In una piccola baita adibita a ristorante, sette persone su otto lavoravano senza essere regolarizzate tramite una formale assunzione. È quanto emerso durante il fine settimana, nell’ambito di un servizio finalizzato al contrasto delle diverse forme di lavoro irregolare o “in nero”, a cura della Guardia di Finanza di Chieti, a seguito di una mirata attività informativa nell’ambito del controllo economico del territorio.

In un comune del parco della Majella (che la finanza non ha reso noto), i militari hanno individuato la struttura dove solo un lavoratore su otto risultava assunto. Ma tutti erano ugualmente intenti a svolgere le rispettive mansioni di cuoco, lavapiatti e cameriere, ognuno indossando i rispettivi abiti da lavoro. I successivi approfondimenti dei dati riscontrati con quelli contenuti nelle banche dati in uso al Corpo hanno fatto emergere la percezione da parte di due soggetti del reddito di cittadinanza, di un altro di Naspi (indennità mensile di disoccupazione).

E queste irregolarità costeranno caro al datore di lavoro. In particolare, gli sono state contestate violazioni che prevedono la procedura di irrogazione della cosiddetta “maxi-sanzione”, che va da un minimo di 1.800 euro ad un massimo di 10.800 euro per ogni lavoratore “irregolare” ed è stata trasmessa, al locale Ispettorato Territoriale del Lavoro, una segnalazione propedeutica all’adozione del provvedimento di sospensione dell’attività per aver impiegato manodopera irregolare in misura superiore al 20% del totale dei lavoratori regolarmente assunti, trovati, al momento del controllo, sul posto di lavoro. 

Inoltre, sono state accertate le giornate lavorative rese dai lavoratori constatando anche irregolarità relative agli obblighi di effettuazione delle ritenute fiscali da parte del sostituto d’imposta, determinando la base imponibile sottratta a tassazione delle corrispondenti somme corrisposte anch’esse “in nero”.

L’intervento delle Fiamme Gialle contrasta la diffusione dell’illegalità e dell’abusivismo nel sistema economico, a tutela delle imprese e dei professionisti che operano nella piena e completa osservanza della Legge e le cui prospettive di sviluppo sul mercato sono seriamente compromesse da chi svolge attività “in nero”.

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