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Iva Polcina, Vito Moretti, Massimo Pamio, Tonita Di Nisio

Iva Polcina, Vito Moretti, Massimo Pamio, Tonita Di Nisio

Poesia in lutto: è scomparsa all’età di 75 anni Iva Polcina

Per la sua attività letteraria ha conseguito premi e riconoscimenti, tra cui il Premio della Giuria del “Fiorino d’Oro”, il Premio “Giorgio Albertazzi” e il Premio “Lettera d’Amore” per una lettera d’amore dedicata al Guerriero di Capestrano. Il ricordo di Massimo Pamio

È scomparsa all’età di 75 anni Iva Polcina, scrittrice e operatrice culturale. Nata a Capestrano nel 1944, ha insegnato in Lombardia e in Liguria ed ha vissuto in Grecia. Ha partecipato a stage teatrali tenuti da Giorgio Albertazzi nella città di Volterra, dal 1996 al 1998. Per la sua attività letteraria ha conseguito premi e riconoscimenti, tra cui il Premio della Giuria del “Fiorino d’Oro”, il Premio “Giorgio Albertazzi”, il Premio Internazionale “Emigrazione” per il libro “Terre di Guerrieri”,  il Premio “Lettera d’Amore” per una lettera d’amore dedicata al Guerriero di Capestrano. Numerose le pubblicazioni poetiche: “Signomi Ellas” (Poggibonsi, 1988), “Buonanotte Maestà” (Empoli, 1996), “Terre di Guerrieri” (Chieti, 2002), “Sono tremende le madri, Elles sont terribles les mères” (Chieti, 2014, con testo a fronte in lingua francese).

Numerosi critici si sono interessati della sua opera. Organizzatrice culturale, aveva promosso diverse edizioni del Premio di archeologia “Guerriero di Capestrano”, che è stato assegnato negli anni ad alcuni dei massimi esponenti della ricerca archeologica in Abruzzo: Adriano La Regina, Vincenzo D’Ercole, Ezio Mattiocco, Cesare Letta, le cui numerose edizioni sono state ospitate a Capestrano, Bussi, Navelli.

Così la ricorda Massimo Pamio di Edizioni Noubs e direttore artistico del Museo delle lettere d'amore di Torrevecchia Teatina:

 “Nelle sue pagine, risuonano tutto il mistero ed il fascino della terra d’Abruzzo, terra che recinge il presente fra tracce del passato imponenti come icone. Terra mitica, dove il Guerriero di Capestrano, la città dell’Aquila, Fra Pietro da Morrone indicano le presenze d’una regale, invincibile umiltà che il tempo ha tracciato nella realtà chimica di questi luoghi, e che alla sensibilità profonda di un iniziato appare non solo sotto forma di poesia, ma anche e soprattutto come la trasmissione spirituale degli infiniti destini che concorrono a definire la conoscenza collettiva, segnando le tappe del progressivo ascendere dell’umanità verso la conoscenza del Sublime”

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