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Appello per salvare la casa di riposo

Appello per salvare la casa di riposo

Isa San Giovanni Battista, l'appello della Rsu per salvare i "Cappuccini"

I componenti della rsu chiedono che non venga prorogato il mandato all'organismo straordinario per la trasformazione dell'ex Ipab e propongono come salvezza contributi straordinari dalla Regione

I componenti della rsu degli istituti riuniti di assistenza San Giovanni Battista puntano l’attenzione sulla trasformazione dell’ex Ipab in Azienda sanitaria al servizio della persona e dicono no alla proroga del mandato all’organismo che se ne sta occupando.

“È passato quasi un anno dalla nomina di Federico Gallucci a presidente dell’organismo straordinario per la trasformazione delle ex Ipab – scrivono in una nota Pino Palmerini, Emma De Vincentiis, Claudia Zuccarini e Marta Mantini – e il prossimo mese di agosto dovrebbe scadere il mandato regionale”.

L’organismo aveva il compito di fare una ricognizione dei beni e del personale per consentire alla Regione e ai comuni, titolari dell’attività dell’Asp, di compiere gli atti sostitutivi della nuova istituzione in sostituzione delle Ipab soppresse. “Non si capisce perché – scrivono gli rsu – in tutti questi mesi la ricognizione non è stata conclusa, mentre l’Ira San Giovanni Battista deve corrispondere ingiustificatamente le indennità di carica. Per questo ingiustificato ritardo la Rsu chiede che la proroga del mandato non venga concessa dalla Regione e che questa proceda rapidamente alla costituzione dell’assemblea della Asp con proprio commissario unico”.

“La Asl 2 – proseguono - ci chiede un proficuo taglio, in percentuale, del pagamento delle rette per prestazioni erogate e sottopone, da anni, il nostro Istituto a costanti, mirati e severi controlli alla ricerca di criticità, riscontrabili in minima parte nella struttura ma in fase di risanamento come evidenziato da un crono programma di ristrutturazione a conoscenza ed in possesso a tutte le istituzioni di competenza. La pretesa della Asl 2 non trova supporto giuridico valido a fronte di prestazioni di ospitalità regolarmente usufruite e ritenute idonee dagli uffici ispettivi della stessa”.

Secondo i componenti della rsu per risanare le carenze dell’ente sarebbe utile un contributo straordinario regionale “come fatto, anni or sono, dall’allora presidente Salini nei confronti della De Benedictis di Teramo”. E, visti i ripetuti controlli nella struttura, si chiedono: “Non è che si cerca di screditare una istituzione che esiste in città da centinaia di anni e che ha sempre dato accoglienza ed assistenza alle persone bisognose di cure con abnegazione e professionalità?”.

Così lanciano un appello ai politici locali: “Sono a conoscenza di quanto sta accadendo? Cosa hanno intenzione di fare per non far morire questo ente? Difenderanno i deboli ricoverati nei “cappuccini” che, nonostante tutto e tutti, rimane sempre un Istituto fiore all’occhiello della città?”.  
Secondo Palmerini, De Vincentiis, Zuccarini e Mantini “il Presidente, Federico Galluci, negli ultimi tempi ha più volte dichiarato in presenza del personale amministrativo, di cucina, in portineria e persino lungo il Corso Marrucino di Chieti di chiudere l’ente. Questo atteggiamento è una vera e propria alterazione del mandato ricevuto e turba, avvilisce, umilia, calpesta e spaventa l’animo dei dipendenti senza che tutto ciò valga qualcosa se non a conferma della inadeguatezza della classe politica a governare”.

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