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Invasione di cinghiali, Coldiretti: "Ormai la specie da tutelare è l'agricoltore"

Dopo l'allarme scattato a Guardiagrele, ma anche le segnalazioni a Cheti Scalo e gli incidenti stradali causati in provincia, Coldiretti Chieti chiede soluzioni per tutelare agricoltori e cittadini

Gli ultimi e più significativi fatti di cronaca sembrano quasi un bollettino di guerra che raccontano la convivenza ormai impossibile, non solo per il mondo agricolo ma per l'intera collettività, con i cinghiali. Nemmeno un mese fa a Chieti Scalo, un cinghiale è stato sorpreso dai residenti nei pressi delle abitazioni, pochi giorni dopo un cinghiale si è schiantato contro un autobus sulla statale 16, pochi giorni fa un conducente di Torino di Sangro è finito fuori strada con l'auto ribaltata a causa di un cinghiale e solo ieri, 10 cinghiali invadevano Guardiagrele.

"Episodi eclatanti a cui si aggiungono centinaia di altri casi diventati quotidianità, in particolare nelle campagne dove la specie da tutelare è ormai l'agricoltore" osserva Coldiretti Chieti parlando di “situazione non più sostenibile”. Dopo l’allarme cinghiali scattato a Guardiagrele, la situazione nella provincia teatina è ancora critica e Coldiretti chiede provvedimenti subito.

"E' indispensabile che la Provincia di Chieti approvi il piano quinquennale di gestione dei cinghiali, che avrebbe dovuto approvare, ai sensi del regolamento 5/2014, entro dicembre 2014 - fa notare Sandro Polidoro, presidente di Coldiretti Chieti  - È in scadenza anche il piano triennale con rischio che manchi anche uno strumento di controllo. A questo poi dovrà seguire un piano di assestamento annuale che stabilisca il numero di capi da abbattere per ciascuna macro area ai fini di consentirne la sostenibilità. È ora di passare dalle parole ai fatti -  prosegue Polidoro - di trovare la giusta formula per attivare un contenimento della specie anche nelle aree e nelle zone protette. È indispensabile un piano di abbattimento continuativo che dia finalmente una soluzione a questo problema che si aggrava di giorno in giorno procurando gravi rischi alla sicurezza stradale, all'incolumità dei cittadini, al reddito di intere aree che rischiano l'abbandono".

Oltre al danno alle colture e ai raccolti per Coldiretti è anche a rischio la sicurezza degli operatori agricoli che nei campi spesso trovano vere voragini scavate da questi animali che possono comportare il ribaltamento dei mezzi. "Le aziende agricole non possono permettersi il lusso di sfamare gli animali. Gli allevatori e gli imprenditori agricoli,  - conclude Polidoro - non sono più disposti a tollerare questa situazione e per tale motivo la Coldiretti chiede a tutti gli organi preposti e al Governo nazionale una riforma che garantisca l’indispensabile presenza delle aziende a tutela del territorio nonché una equilibrata ed integrata coesistenza sostenibile tra attività umane e specie animali, in tutte le aree della nostra provincia".

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