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Siti inquinati a Chieti Scalo: oggi la Conferenza dei servizi

Val Pescara inquinata e coltivazioni. Una storia lunga 10 anni. Il Wwf: "Bisogna puntare verso la bonifica ma anche impedire che la situazione peggiori"

E’ in programma per oggi la Conferenza dei servizi sugli interventi proposti della Sixty Log sulla messa in sicurezza di alcune aree inquinate di proprietà. Il terreno si trova nella zona industriale dello Scalo e faceva parte dello stabilimento ex Neca-Farad. L’elemento scatenante sembra essere stato rappresentato da una risalita di gas recentemente rilevata durante gli scavi, immediatamente sospesi, per l’installazione di un piezometro nel terreno contaminato all’interno del SIR  “Chieti Scalo

Il tema dei siti di interesse regionale per l’inquinamento, nei quali la Val Pescara purtroppo rientra a pieno titolo, è tornato al centro dell’attenzione negli ultimi giorni.

E’ il Wwf a fare il punto, ricordando le varie iniziative dal 2009 nell’area che va da Megalò a San Martino, più o meno la stessa del SIR, interessata anche da una ordinanza sindacale risalente a 9 anni fa, che vieta coltivazioni, consumo di prodotti agricoli non preventivamente verificati dalla Asl, pascolo, emungimento di acqua e movimento terra.

“Già nel 2009, all’indomani dell’incendio di un deposito di rifiuti (il 27 luglio), il Wwf aveva organizzato una assemblea pubblica nel corso della quale, alla presenza di amministratori e di diversi consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione, denunciò la mancata partecipazione di rappresentanti del Comune di Chieti a una conferenza di servizi nella quale si discuteva l’allargamento del sito nazionale di bonifica (SIN) di Bussi. Dopo quella riunione, nella quale gli amministratori presenti diedero disponibilità bipartisan, la pratica per l’inclusione venne riaperta ma senza esito positivo tant’è vero che per l’area di Chieti Scalo venne invece istituito il SIR, con costi di caratterizzazione e bonifica a carico esclusivamente degli enti locali e segnatamente della Regione. Nello stesso anno, il 17 ottobre, il WWF con diversi associazioni e comitati organizzò una significativa marcia “Basta rifiuti a Chieti” denunciando anche le possibili contaminazioni delle colture. Nel 2013 invece, con una nota inviata a Comune, ASL e NOE, segnalò che nel sito contaminato, a dispetto dei divieti e del buon senso, assurdamente venivano pascolate pecore e c’erano campi coltivati, cosa che peraltro, come ben possono testimoniare le guardie giurate volontarie dell’associazione, tuttora accade. Nel 2014, l’11 maggio, ha invece organizzato una passeggiata ecologica lungo le sponde del fiume, con la partecipazione di diverse organizzazioni del commercio e del lavoro, per denunciare ancora una volta la presenza di rifiuti sepolti e per mostrare ai cittadini e agli organi di informazione le condizioni di abbandono del cosiddetto Parco fluviale, un’area nei fatti sottratta e non offerta alla fruibilità dei cittadini. Allora si parlò di “non luogo dove i veleni convivono con l’ambiente”.

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L’associazione ambientalista ha poi continuato a denunciare le anomalie, come la ricorrente presenza di un gregge nell’area vietata, anche in altre occasioni sollecitando interventi.

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