Domenica, 19 Settembre 2021
Cronaca

L'Abruzzo continua a bruciare ma i mezzi sono fermi

L'interrogazione del deputato Fabrizio Di Stefano (Fi), mentre sul Morrone arrivano i superalpini. La Cgil: "Va rivista la macchina dei soccorsi"

il Morrone, foto Parco Majella

“La nostra montagna continua a bruciare, da Schiavi d’Abruzzo (180 ettari di territorio percorso dall’incendio) al Monte Morrone con i poveri operatori volontari abbandonati a loro stessi e senza mezzi a disposizione”. E' quanto dichiara in una nota l’onorevole Fabrizio Di Stefano che presenterà un’interrogazione per sapere perché i mezzi che un tempo erano a disposizione del Corpo Forestale dello Stato, per fronteggiare questa emergenza, oggi sono fermi.

"La legge Madia, con la riforma del Corpo Forestale, annesso all'Arma dei Carabinieri, con gli ex forestali privati di compiti attivi, è stata un’altra delle "iatture" con cui un centro sinistra incompetente, con la promessa sbandierata di ammodernare lo Stato, di fatto ha invece disarticolato e smontato quelle parti che erano fondamentali per la loro funzione - aggiunge - L'abrogazione del Corpo forestale dello Stato, con le competenze che lo stesso ha assunto nell’Arma dei Carabinieri, ha di fatto reso inefficiente una macchina che prima lo era. I danni di questa riforma oggi - conclude - sono sotto gli occhi di tutti, i mezzi che prima intervenivano efficientemente oggi sono fermi nei garage e negli hangar e le nostre montagne continuano a bruciare davanti ai nostri volontari che inermi affrontano il disastro".

Gli Alpini in soccorso

Nel frattempo, per spegnere il rogo che domina il Morrone da sabato scorso, oggi sono giunti i 'super alpini' dell'Aquila che opereranno ininterrottamente per 48 ore. Si tratta di un reparto speciale che fa parte del 9/o reggimento dell'Aquila costituito specificatamente per le emergenze di protezione civile che ha già preso parte al soccorso a Rigopiano e che ha operato nella zona di Amatrice per il sisma. Gli alpini hanno avviato le operazioni con due gruppi di lavoro: il primo, con due squadre lavorerà nella zona di Sulmona; il secondo con cinque squadre lavorerà nell'area di Passo San Leonardo. I mezzi di cui dispongono sono due mezzi commerciali per il trasporto del personale, cinque mezzi tattici per raggiungere con facilità zone altrimenti impervie, due camion militari attrezzati ognuno con 4000 litri di acqua, in grado di spegnere in autonomia incendi.

Va rivista la macchina dei soccorsi 

Sui  problemi causati dallo scioglimento della Forestale interviene anche la Cgil Abruzzo. “Privarsi di un corpo specializzato nella protezione della natura (gli ex forestali in gran parte sono stati assorbiti dai carabinieri e soltanto in piccola misura dai vigili del fuoco, con funzioni antincendio boschivo) è stata una scelta sbagliata, che la Cgil ha combattuto e che in questi mesi ha mostrato drammaticamente i suoi limiti – sottolineano i segretari generali Sandro Del Fattore e
Umberto Trasatti - Per quanto ci riguarda, crediamo quindi che sia arrivato il momento di pensare una tutela più efficace del patrimonio naturale, rimettendo in campo un’organizzazione come il Corpo Forestale, con le sue competenze e capacità. Detto ciò, non possiamo sottacere il fatto che la Regione Abruzzo finora non ha saputo predisporre una macchina organizzativa in grado di intervenire con efficacia e mezzi adeguati. Più volte, quando accade una tragedia, l’intervento dei vigili del fuoco e dei tanti volontari abruzzesi deve supplire alle carenze organizzative che le istituzioni non hanno corretto. Come dimenticare, ad esempio, come ha sottolineato il capo della Protezione civile nazionale, che la Regione Abruzzo è tra le sole cinque regioni italiane che ancora sono prive di mezzi aerei (non abbiamo neppure un elicottero) necessari a prevenire ed eventualmente combattere gli incendi? E’ urgente dunque investire in questo settore, puntare sulla prevenzione ma anche dotarsi di mezzi e competenze tecniche da mettere in campo in caso di bisogno. Anche l’Abruzzo deve farlo, per difendere un patrimonio naturale e soprattutto per salvaguardare l’immagine con la quale è conosciuto in Italia e fuori: quella della regione verde d’Europa, la più ricca di territorio e natura protetta”.
 

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