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Cronaca San Martino / Viale dell'Unità d'Italia

Incendio “Cohiba” a Chieti Scalo: fu la titolare ad appiccare il fuoco

La sera del 27 ottobre solo il tempestivo intervento di un residente del vicinato e dei vigili del fuoco evitarono conseguenze drammatiche. Alla base dell'insano gesto dissapori creatisi con i proprietari dell’immobile

E’ stata la stessa titolare, Antonella G. ad appiccare il fuoco al circolo privato “Cohiba” di viale Unità d’Italia lo scorso 27 ottobre. I carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Chieti, dopo le indagini attivate immediatamente, l’ascolto di tutti i possibili testimoni e la ricerca delle immagini di videosorveglianza non ha hanno più dubbi. L’Autorità Giudiziaria di Chieti, concordando con le risultanze investigative, ha quindi emesso una misura cautelare del “divieto di dimora” nei confronti della donna, 36enne, originaria di Pescara.

Quella sera  alcuni residenti della zona diedero l’allarme, dopo essersi accorti del fumo che usciva dal locale, più precisamente dalla veranda in legno dello stesso. Le fiamme danneggiarono seriamente la struttura, sino a compromettere l’agibilità dell’intero stabile, che nei restanti 2 piani è adibito ad abitazione privata. Le indagini, corroborate dalla relazione tecnica dei vigili del fuoco, si sono immediatamente indirizzate sulla dolosità dell’evento dal momento che le fiamme erano divampate in punti diversi del locale e l’impianto elettrico era stato disattivato.

Dagli accertamenti è stato possibile ricostruire che l’ultima persona che ha lasciato il locale, richiudendone le porte all’uscita, è stata proprio la ex esercente, allontanatasi giusto pochi minuti prima che le fiamme appena innescate divampassero con la loro forza devastatrice. Solo il tempestivo intervento di un residente del vicinato, che ha tentato di contrastare il fuoco con una pompa da giardino,  e l’altrettanto celere sopraggiungere dei vigili del fuoco, hanno potuto evitare ben più drammatiche conseguenze.

Secondo gli inquirenti i motivi che hanno potuto condurre la donna a compiere l’azione delittuosa sono verosimilmente riconducibili ai dissapori creatisi con i proprietari dell’immobile e del circolo, verso i quali la stessa aveva rancori anche a seguito dell’imminente sfratto, da eseguirsi due giorni dopo l’incendio e causato dalla persistente morosità nel versamento dei canoni di locazione. Contrasti già sfociati in varie denunce per minacce ed ingiurie, sia contro gli stessi proprietari che contro l’integrità dell’immobile.
 

Incendio Cohiba (27 ottobre 2015)

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